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carretto rena

Tutto iniziò agli albori degli anni 60 in quel di Quaracchi (Acque chiare, in antichità, sempre allagata e patria incontrastata del granocchio), alla periferia di Firenze. Il ridente borgo confina con la ben più nota Brozzi portata agli onori delle cronache dal mitico Raimondo Vianello “Mi chiamo Osvaldo Bracaloni e son di Brozzi o tu l’attacchi o tu l’abbozzi”, ma orgogliosamente non ha mai voluto approfittare della sua luce riflessa.

Salendo sulla tavoletta del cesso potevo raggiungere l’angusta finestrella che arieggiava tal sito e cantare a squarciagola per tutto il vicinato i miei miti di allora (avevo 6 anni…), Celentano in testa, il ribelle…

Dopo qualche minuto, immancabilmente, il vicinato passava dagli applausi a un paterno “ovvia Stefanino, ora falla finita, ‘untussenti che la tu mamma la ti chiama?…”

Erano tempi davvero strani, in famiglia eravamo in quattro e il sabato si faceva il bagno in una conca di coccio messa in mezzo alla cucina e con l’acqua scaldata sulla stufa a legna, la “cucina economica” come si chiamava allora.

Dopo un paio d’anni, l’evoluzione, l’intuito dell’imprenditore: nel box auto di lamiera di un amico, tra galline e surmolotti grossi come gatti, piazzo tre fustini del Dixan lavatrice e con un paio di mallet ricavati dalle zampe delle sedie inizio ad esibirmi su ritmi improbabili per un pubblico di pischelli in età da prima elementare. Costo del biglietto 30 lire a cranio, calcolate con astuzia in base al prezzo del ghiacciolo all’amarena o del pacchetto delle ciringumme.

Passano gli anni e in età adolescenziale ecco arrivare una vera batteria (Hollywood  by Meazzi acqua marina) presa a rate dal mitico Armandino Grieco della GRS.  Immediato il dilemma: dove provare a far casino? Semplice: ci vuole una cantina! Nasce così il primo combo (si fa per dire…), un duo, batteria e chitarra elettrica, repertorio Deep Purple, massacrati con rullate e piattate in ogni dove, mentre il chitarrista che aveva un ego patologico tanto da suonare a torso nudo perchè faceva palestra e ci teneva si vedesse, ammiccava gesti sessuali alle sprovvedute di turno. Insomma c’era di tutto fuorché la musica…

Per gasarci e simulare un vero palco di notte smontammo le tre luci di un semaforo e lo piazzammo in cantina, la Hollywood aveva così dei colori  sbrilluccicanti da paura (Io mi accaparrai il rosso da buon Comunista) ed ero d’un botto Ian Paice in Made in Japan!

Forte era la delusione, ogni qual volta dalla cantina-Las Vegas de noantri si usciva per strada e ci si ritrovava di nuovo a Brozzi co’ i’ trippaio, la Zemelia, barista di 80 anni e Napolino il calzolaio che. contrariamente a quanto pensavamo noi pischelli, non aveva nessuna parentela col ben più noto Napoleone Bonaparte….

E un bel giorno un caro amico fa l’errore fatale regalandomi Spectrum di Billy Cobham che mi folgora a tal punto che manco San Paolo sulla via di Damasco.

Inizio così a studiare per davvero con Piero Borri, passa il tempo  e dopo diversi anni di concerti jazz, inizio ad insegnare teoria, solfeggio e batteria nelle scuole. Da li in poi, a parte il mio amore sviscerato per Max Roach e il suo capolavoro Drums Unlimited , di musicisti jazz ne ho amati molti. Dopo un po’, preso da bulimia percussionistica, studio un po’ di vibrafono e alla fine,  nel segno della massima coerenza, mi compro un flicorno soprano, torno a casa e senza nessuna lezione mi metto a soffiare come un pazzo.

Nulla, non esce assolutamente nulla, e incazzato nero torno nel mitico negozio di ottoni (Romano Onerati) e dico “Guardi che questo flicorno è rotto o è tappato”.

Romano mi guarda negli occhi e mi dice in perfetto Fiorentino da bottega “Questo gl’è i’ telefono d’un maestro, chiamalo alla sverta, che te tu se messo dimorto male nanni”.

Da li iniziano le lezioni con diversi trombettisti jazz (Sergio Gistri, Tolmino e Luca Marianini, Paolo Fresu) e poi gli esami di solfeggio e tromba al Conservatorio Cherubini di Firenze, seguito dai mitici Maurizio Pratelli e Carlos Attilio Toffolon.

Poi diversi master e seminari ma rigorosamente nell’ambito  del jazz.

Da anni oramai suono e insegno tromba, teoria, solfeggio, armonia e tecnica dell’improvvisazione. Nei gusti e negli studi ma soprattutto nel cuore, tanti giganti, Max Roach, Abbey Lincoln, John Coltrane, Miles, Pharoah Sanders,Gillespie, Mingus, Chet, Eric Dolphy, Freddie Hubbard ma sopra a tutti  Thelonious Monk, Art Ensemble of Chicago e Sun Ra, gente che mi ha cambiato radicalmente il modo di pensare la musica e le arti in generale.

Siccome sotto sotto so’  pure un po’ anarchico tutte le situazioni in cui ho suonato, erano e sono ancora oggi progetti creati da me fin dalla composizione, poiché ho la mia teoria sul fatto che le arti non possono assolutamente prescindere dai fatti della vita e penso che le arti e chi le maneggia, abbiano la possibilità e il dovere di contribuire ad un miglioramento della vita della società.

Nel 2012 ho iniziato anche la folle avventura di scrivere e suonare per spettacoli teatrali, cosa molto stimolante ma anche tosta: il jazzista si sa, vorrebbe solo fare i cazzi suoi e se c’è una triade, il suo cervello malato  ci vede minimo un accordo di  nona, mentre i registi la vedono in tutt’altro modo e questo spesso è un problema…

Dall’inizio del 2013, alla  professione di musicista e insegnante, mi sto dedicando, nei ritagli di tempo, anche alla produzione di bocchini per tromba con alte prestazioni che ho chiamato Thunder pe’ volè esse chiari da subito, oltre alla modifica di bocchini commerciali per ottenerne le massime prestazioni possibili.

Beh, scusate, ma ora mi sò rotto e vo a sonà.

3 thoughts on “About

  1. grande grazie di avermi nominato…nn sapevo di questa tua nuova attivita di costruttore di bocchini..mi piacerebbe provarli un grance abbraccio luca

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