Una nota è abbastanza

Chi mi conosce sa quanto io insista nel cercare di capire la differenza tra le cose, strumentista, musicista, artista ma anche compositore e arrangiatore ad esempio. Oggi giorno invece, molto spesso tutto viene offerto con molta leggerezza ed inevitabilmente appiattito. In questo articolo vi parlerò di una nota, la nota Do o C nel linguaggio anglosassone.Precisamente il C3 o Do centrale, quello che sulla tastiera di 88 tasti di un comune pianoforte si trova nel mezzo, a metà. Il C3 si trova su quella riga dell’endecagramma che separa i due pentagrammi del pianoforte, quello della chiave di F o basso e l’altro, quello della chiave di G o violino o se preferite, mano sinistra e mano destra, grossolanamente parlando.Ora proviamo a descrivere cosa possiamo farne di questa nota prima di decidere di suonarne un’altra. Immaginiamo di suonare questa nota scegliendo uno strumento preciso, una tromba in Bb, la classica tromba che tutti conoscono, la più diffusa. Intanto essendo una tromba tagliata in Bb quindi strumento traspositore, per ottenere un C “reale” dovrò scrivere e suonare un D!!! Quindi anche l’ armatura di chiave cambierà per me trombettista e la tonalità di impianto idem!!! Se siamo in tonalità di C maggiore o della relativa A minore  reale, il piano, il basso, la chitarra, il flauto traverso, il violino etc non avranno niente di niente in chiave. Invece noi avremo due # (diesis) perchè ci troveremo in D maggiore o nella sua relativa minore, B, stesso destino per gli altri strumenti in Bb, i sax tenore e soprano (Ma il tenore andrà scritto in altra ottava). Se avessimo un sax contralto la differenza sarebbe una sesta maggiore col pianoforte ed una quinta giusta con noi trombettisti e tutto cambierebbe ancora!!!

La nostra nota:

Altezza/ottava, quale C suonare?Intensità/dinamica lo suono piano, forte mezzo forte o fortissimo?Timbro, chiaro, scuro, squillante,ovattato!Pitch, calante, crescente, calante all’inizio e crescente dopo o viceversa, centrato.Attacco, forte, piano, staccato, staccato legato, legato. Rilascio.Divisione ritmica, quanto decido di farlo durare questo C?Con quale intenzione sto suonando questo C? A cosa sto pensando mentre lo suono? Cervello, tecnica e cuore/intenzione.

Non siamo ancora a molto, abbiamo eseguito solo una semplice nota, ne serviranno forse altre a seguire per poter fare una pur semplice melodia ma potrebbe anche rimanere questa sola nota e potremmo cambiarle gli amici che le stanno intorno, altre linee melodiche, basso, accordi, ritmica…

Pensate che ancora siamo su aspetti tecnici, ne abbiamo accennato con le parole “cuore e intenzione” ma non abbiamo ancora descritto cosa vogliamo ottenere con questo C, che cosa vogliamo dire, come, a chi, perchè, quando.

Non ci sono ancora altri strumenti intorno a questo C e voi sapete che se ad esempio ci metto un G sopra, il rapporto C/G diventa una quinta giusta, se inverto ed il G lo metto sotto, l’intervallo mi diventa una quarta sempre giusta, il suono prodotto da questi due bicordi cambia e parecchio!!! Poi la relazione ritmica tra questi due suoni, quella timbrica, quella dinamica. In fine il basso e gli accordi, tutta roba eseguita da altri strumenti.

Se volessimo esagerare ci potremmo poi aggiungere un testo e forse quanto fin qui elencato, potrebbe complicarsi a causa di un elemento potenzialmente destabilizzante, il testo, cioè la parola, come pronunciarla, quando, con quale intensità, con quale timbro e naturalmente con quale “intenzione”!!!

 

Ecco, adesso anche chi tende a sottovalutare un mestiere o chi tende ad usare con faciloneria parole come musicista, artista, capolavoro, progetto, composizione e via andando potrà darsi una regolata e potrà se lo vorrà, rispettare il lavoro di molte persone.

Ed abbiamo parlato solo di un Do.

 

 

 

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Più fornai meno artisti

Vedo diversi manifesti e annunci video di insegnanti di musica che dichiarano apertamente una parte determinante della loro “offerta formativa”: il divertimento.
In generale ritengo personalmente importante “alleggerire” una certa parte del lavoro, dello studio.
A volte però questo diventa causa ed effetto (negativo) al tempo stesso. In un tempo nel quale la pasoliniana frase “Allenare i giovani alla sconfitta” diventa incredibilmente necessaria, trovo criminale questo remare contro a tutti i costi anche quando la natura ti dice “Sei alto un metro e quaranta, non puoi giocare a basket nei professionisti…”.
Già zeppi di programmi tritacarne nei quali tutti sono aspiranti artisti o aspiranti chef, sarebbe buona cosa tornare a parlare di scuola, di impegno, di sforzo, di fatica , di premio e appunto di sconfitta da elaborare, da accettare soprattutto.
Eh si perchè ottenere certi risultati non passa affatto per il divertimento ma richiede uno sforzo ed una costanza che chiamerei addirittura fede, o come mi diceva mia mamma, fissazione.
L’allievo che non studia se non si diverte è un pessimo allievo, io non lo vorrei, l’insegnante che promette risultati divertendosi è un pessimo insegnante se onesto, un truffatore se disonesto.
Gli insegnanti e le scuole che promettono risate a crepapelle nello studio son le stesse figure che poi si lamentano del crollo di iscrizioni o della “concorrenza sleale e scadente nei live”
Siete voi che mettete in giro orde di illusi incapaci strimpellatori.
Non chiedo la parrucca alla Handel e la faccia scura piegati sul pentagramma ma per favore provate ad immaginare una via di mezzo.Se mi voglio divertire non vado a scuola, vado al luna park, a scuola ci si va per studiare, per crescere o magari per scoprire che non siamo tagliati per quella cosa.L’insegnante che regala lodi a tutti è un bugiardo, il genitore che ti chiama genio incompreso è un frustrato che cerca la rivalsa nel figlio.E allora vedi che molti non cercano di diventare bravi ma “famosi”. Io agli allievi dico sempre che se vuoi diventare famoso non serve farsi il culo a scuola, esci, accoltelli uno e domani mattina sei certamente sul giornale.Non tutti possono fare gli “artisti” e d’altra parte c’è un gran bisogno di fornai, il pane ci serve tutte le mattine…Non è nemmeno una necessità dell’anima, è una bufala credetemi, vedo tanti “artisti” tristi e squattrinati, la maggior parte per lo più, al contrario vedo molti fornai soddisfatti e col conto in banca.Andrebbe fatta chiarezza tra l’hobby trattato al pari della settimana bianca, del tennis o della pedalata e la vera necessità mentale del fare musica e amenità simili. Un hobby è una cosa che può basarsi su di un impegno relativo, sul cazzeggio addirittura. La stessa attività se portata davanti ad un pubblico e se il pubblico addirittura paga per venirvi ad ascoltare…beh la cosa cambia.E qui si entra nella questione del “mercato”. Tanti operatori del settore mi dicono di non preoccuparmi, che sarà il mercato a fare chiarezza, a distinguere il dilettante (scadente) dal professionista (di qualità) o se vi sembra più democratico, la roba buona da quella tirata via e dozzinale, sempliciotta.Questo è vero solamente in un mercato sano, il nostro è invece un mercato completamente falsato da miti farlocchi, incapaci che però hanno il santo nel posto giusto etc.Accade più spesso di quello che si pensi che allievi (spesso poco portati o svogliati) abbiano più serate live del loro insegnante. Il motivo va ricercato in due aspetti che tra l’altro rappresentano il classico cane che si morde la coda: Un pubblico culturalmente scadente, una programmazione ed una gestione del settore assolutamente scadente.Programmazioni scadenti generano pubblico scadente che a sua volta richiederà programmazioni scadenti.Ah a proposito, non se ne può più nemmeno delle cover band, che sono una copia ingiallita e fuori contesto temporale/storico dell’originale. Persino una scureggia è irripetibile così come fu in origine, figuriamoci.D’altra parte oramai da anni la figura del fare arte è stata distorta, sminuita, umiliata ma soprattutto è stata semplificata.

Oggi chiunque prenda in mano un microfono, una chitarra fa automaticamente l’artista, ergo fa arte. Definire cosa sia arte e cosa non lo sia, è infattibile, in troppi ci hanno provato ma la risposta pare non esistere. Però, che facciamo arte o no, che pensiamo che quello che stiamo facendo ci abbia a che fare o meno, ci dovrebbe incutere un certo rispetto, un timore, una prudenza. Chi nel passato ha fatto cose memorabili era così, aveva un passo che altri non avevano ed era mediamente gente che in quella cosa ci ha speso tutta la vita. Prendete Thelonious Monk, Charlie Mingus, Glenn Gould, Maria Callas, Eduardo De Filippo, Totò, Anna Magnani e la lista sarebbe ancora lunghissima in molti settori, queste persone hanno investito tutta la giovinezza ed ogni minuto del loro tempo per studiare, approfondire, migliorare e creare o provare a creare.Ecco che ci hanno lasciato più di un messaggio, uno sicuramente: se devi dire qualcosa, cerca di avere qualcosa da dire. Ecco che allora ti rendi conto che serve amore, cultura, nozioni, tecnica, fantasia, creatività. Serve decidere che questa cosa sarà la nostra vita comunque vada.

Ecco come è difficile, costoso, sputtanante, miserabile fare l’artista, in qualche maniera è una disgrazia.

Quindi mi auguro che molti presunti insegnanti cambino mestiere, che molte presunte scuole chiudano i battenti e magari che aumentino in maniera considerevole forni e fornai.

 

 

 

 

 

 

Punto e a capo.

Io tu loro, noi.

Pare che stiano accadendo fatti sconvolgenti, questo mix di guerre ovunque, il medio oriente che non trova pace, gli attentati in nome di qualcuno (che non si è mai visto…)le super potenze che tramano dietro le quinte destabilizzando e dividendo per poi piazzare le loro politiche. Ma anche il clima che sta cambiando, la dignità del lavoro scomparsa, la dignità di tanta gente di tanti popoli ignorata.

Ma noi dovremmo sapere che tutto questo è storia secolare, non sta accadendo nulla che non abbiamo mai visto.Il cuore dell’essere umano è da sempre ricovero di bene e di male.

A me interessa di più la reazione che abbiamo, ecco qui ci vedo un vero cambiamento.

Limito il discorso alla mia categoria quella chiamata, spesso impropriamente, quella degli  artisti.

Oggi si assiste anche nel mio ambiente ad un individualismo ed un protagonismo accecanti. La “carriera” parola che odio con tutto me stesso e non la partecipazione, il contributo alle arti. Perchè possiamo fare qualsiasi carriera ma dovremmo ricordarci che la musica ci sopravviverà, persino di Chopin non rimane che una lapide al cimitero…

E allora andiamo un attimo indietro, ci fu un tempo nel quale le menti e i cuori più “allenati” al sentire si fecero carico delle cose, i movimenti di intellettuali e i Partigiani verso l’arroganza dei regimi, eppure certi intellettuali e molti Partigiani non erano che ragazzi.

Anche nella musica ed anche in Italia abbiamo avuto e qualcosa ancora sopravvive, persone che hanno inteso l’arte come veicolo per cambiare le cose in meglio per tutte le persone.

Tutte queste persone hanno pagato un duro prezzo, molti con la vita ma non poterono fare altrimenti, perchè animati da una certa coscienza, perchè bisognosi di sogni, di utopie.

Forse i ragazzi son sempre uguali, anche oggi forse hanno sogni e utopie in testa,

Cosa è cambiato allora? Se negli anni 60 quando io ero adolescente era normale aiutare una vicina con un piatto di minestra, era normale scendere in piazza tutti insieme per chiedere o denunciare qualcosa, sognavamo e praticavamo la lotta di classe ad esempio. Le classi esistono oggi ancor più ma la lotta è scomparsa.

E’ necessario è urgente ritrovare una coscienza di massa, riscoprire il senso delle cose e combattere, con la musica? Con la letteratura? Con la danza? Con lo sciopero dei lupini?Va bene tutto.

Chi oggi voglia fregiarsi di una parola che io ritengo titanica, artista, deve dimostrare di esserlo, a se stesso prima di tutto. Solo questo ci consentirà di poterci guardare allo specchio, ogni mattina.

Cosa rimane delle persone, un’opera? Una manciata di battute di musica? Un dipinto? Forse, si questi spesso ci rimangono nel cuore ma soprattutto rimane quello che queste persone erano.

E dunque, scriviamo post indignati, post esultanti, post incitanti ma soprattutto partecipiamo, facciamo, schieriamoci apertamente è questo che cambia le cose, è questo che ci da il diritto di chiamarci artisti.

Panta rei

E’ vero, tutto passa. Apprendo solo ieri della morte ad Amsterdam nel 2012 di Sean Bergin, musicista bianco sudafricano classe 1948. Sean era nato a Durban e da quella terra aveva preso gran parte della sua ispirazione studiandone a fondo le tradizioni della musica popolare dei neri e condividendone le lotte razziali ma poi la sua patria era stato il mondo, vivendo e suonando soprattutto in Italia e nord Europa.

Era un saxofonista ma in realtà faceva parte di quelle persone toccate dal fato per le quali ogni strumento è buono per far musica, un genio direbbero molti oggi.

Faceva parte della generazione degli Han Bennink, dei Peter Brotzman, dei Tomasz Stanko etc.

Fu una generazione di musicisti straordinari di avanguardia difficilmente incasellabili perchè avevano un’idea di musica globale, in parte come Don Cherry, Joe Zawinul. A Firenze veniva spesso, io ero studentello di musica e lo ricordo sempre circondato da amici, suonavano musica tosta e suonavano dovunque, dal jazz club alla pensilina della stazione centrale, spesso dopo aver fulminato alcuni litri di alcol , eppure la loro musica era oltre, provocatoria, dissacratoria, dolce, amara, feroce, rappresentava perfettamente il malessere di certe generazioni.

Con rammarico mi rendo conto riascoltando quel poco che è rimasto in rete, che a quel tempo non capii a fondo la grandezza e la bellezza di quel messaggio e di quelle persone, anche se ascoltarli era un trip, molto molto forte credetemi.

Una cosa accomunò quel giro di musicisti, un’ideale di uguaglianza per tutti i popoli una uguaglianza di opportunità e di condizioni sociali. Non lo so se era ragionevole, se fosse giusta come visione ma so che ci rappresentava, noi e la nostra rabbia e so che quella visione permeava ogni nota che facevano.

Oggi mi guardo indietro e sento che quel tipo di persone, quel mondo mi manca molto, c’era una purezza rara in quelle persone, una capacità di fare comunità oggi sconosciuta.

Allora come oggi era difficile essere davvero così fino in fondo, anche allora come oggi eri visto come uno strano, uno fuori ma io so che queste persone ci aprirono un mondo, ci spianarono una strada.

La cosa per la quale sono fortemente debitore nei loro confronti è l’aver imparato la vera funzione delle arti, unire le persone, farle “crescere” renderle consapevoli di ciò che le circonda ed agire, si se vogliamo cambiare in meglio il mondo dobbiamo agire, loro alla loro maniera lo fecero.

Oggi è tutto show e poca sostanza, chi ha idee contro corrente spesso ha timore di metterle sul tavolo ma è necessario farlo.

 

Citando un altro gigante, Lester Bowie “Le arti hanno il compito primario di migliorare il livello di vita delle persone, di tutte le persone”

 

Io la vedo come Lester e cerco di portare avanti l’atteggiamento dei Sean Bergin, se non raccogliessi quella rara eredità queste persone avrebbero seminato inutilmente e lo troverei tremendo.

Don Chisciotte

La mia oramai pluridecennale frequentazione con la musica mi ha inevitabilmente raccontato delle cose, lasciato delle cicatrici ma poche certezze e forse è proprio l’incertezza la dominante (per dirla in musica..) della nostra epoca. Ho sempre ammirato e cercato di imitare quelle persone che si esponevano per se ma anche per gli altri, per migliorare le condizioni di tutti o cercare disperatamente di farlo.

Chi lo ha fatto, chi lo fa, sa bene che questo ha quasi sempre delle conseguenze.

Ma a che serve leggere i libri e le poesie di questi poeti maledetti, di questi Don Chisciotte della Mancia se poi non si ha la folle tentazione di imitarli.

Ho sempre letto poco e spesso solo libri di musica ma ricordo alcune cose che mi impressionarono come la Luna e i falò di Pavese, alcune pagine di Se questo è un uomo di Levi e addirittura La vera storia di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux di Zucconi, che lessi tutto d’un fiato.

Il cinema mi è sempre rimasto più facile da consumare, meno faticoso ed è li che ho dato fondo alla mia sete di storie e persone contro corrente, di visionari di eroi in qualche maniera e la lista sarebbe lunghissima.

In musica, il mio istinto mi ha sempre portato alla ricerca di musica e personaggi “scomodi” e anche qui evito una lista che sarebbe infinita.

Ma oggi tirando le somme, vedo da cosa viene ciò che sono, nel bene e nel male ed il mio male di vivere in questa società è chiamato ad emergere e vedo che certe letture e certi ascolti non hanno fatto altro che aumentarne la consapevolezza, è proprio difficile vivere.

Ciò nonostante, come Don Chisciotte continui una guerriglia fatta di molte sconfitte e pochi, piccoli momenti di gioia.

I Don Chisciotte però non sono pazzi, sono isolati nella percezione dell’insondabile, di un viaggio che non capiscono a cosa serva, la vita.

In questi anni questa percezione si è fatta giornaliera a scandire anzi ogni secondo della giornata, pian piano tutte le visioni son scomparse e all’orizzonte vedi una pianura senza fine e allora ti chiedi se andare ed in quale direzione.

Basterebbe poco per raccogliere meno sconfitte, per raccogliere qualche attimo in più di gioia, basterebbe avere la percezione di non essere isolati, di non essere cosa strana e rara nel tuo male di vivere.

Nella musica accade la stessa cosa dal momento che alcuni musicisti non lo sanno ma son persone anche loro, come tutti gli altri.

Ed è così che ognuno è infervorato nel suo esclusivo piccolo orizzonte dal quale trarre almeno un minimo riconoscimento da qualcuno da qualcosa, esistere in fine.Mancando così il cuore dell’arte del farla davvero l’arte, il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, tutte, l’accrescimento delle coscienze e forse la conferma, in fondo al viaggio della totale inutilità della vita.

Fino ad ora ho cercato di scavare profondo ma figuriamoci se oggi è possibile farlo davvero, fuori tra gli altri, tutto è consumato in fretta, senza consapevolezza senza gioia, senza dolore.

Questa bulimia del nulla annichilisce i sensi, ti porta a spasso per tutta la vita e ti fa false promesse, poi ti ritrovi al capolinea che ti par di riconoscere ed infatti è il punto dal quale sei partito, molto tempo fa. Ci sei tornato, vuoto, come quando partisti.

Per questo spero che almeno chi ha la pretesa e la follia di maneggiare le arti e la propria vita, intuisca in un momento di follia l’inevitabilità del cercare altro da se stessi, dopo se stessi.

Il nichilismo, il vouyerismo, il materialismo, l’auto celebrazione  potranno altrimenti devastarvi anche il sogno più innocente, più legittimo.

 

Cercare la bellezza negli altri e nelle cose che riteniamo banali, questa dovrebbe essere  per me l’unica folle e forse impossibile meta della nostra epoca.

Se non dovesse funzionare saremo stati almeno dei visionari, dei Don Chisciotte.

 

 

Gli ingredienti dell’arte

Potremmo fare una lista lunghissima di personaggi che nelle arti hanno segnato la storia, musica, letteratura, cinema, teatro, pittura…dappertutto possiamo rintracciare eccellenze creative.

Limitandomi alla musica che frequento più del resto, dico che non dovremmo parlare di ingredienti al plurale ma di ingrediente, uno solo.

Thelonious Monk, Charlie Mingus, Lester Bowie, Charlie Parker, Sun Ra,John Coltrane, Billie Holiday e molti altri jazzisti ma anche Ray Charles, Amy Winehouse, Jeff Bukley e molti altri.

Tutte queste persone erano molto creative, agitate, instabili, insicure, inaffidabili, spesso tristi.

Il fatto è che per poter dire qualcosa che scuota la vita, che la metta in discussione, serve un ingrediente base: l’introspezione. Quella vera, quella feroce, guardare la nostra vita senza farci sconti.

Purtroppo facendolo emergono quasi sempre motivi di malessere, disagio, male di vivere spesso.

E’ quello che molti pensano essere uno stereotipo, in realtà è quello che ogni giorno vive chi si rapporta al suo intimo in maniera sincera, quello che di solito fa chi ha veramente a che fare con le arti umane.

Il percorso di queste vite è quasi sempre segnato alla stessa maniera e la paga sono pochi minuti al giorno di gioia.

Una volta, il grande musicista Muhal Richard Abrams disse “Prima mi drogavo e passavo la vita vagabondando per New York, poi Joseph Jarman mi fece conoscere e frequentare un giro di artisti creativi Chicagoani (AACM), qualche volta fui anche felice…”

Non è un luogo comune, la creatività, quella sincera, quella vera, per essere manifestata ti ruba la vita, non c’è niente da fare è così.La condizione di una certa “sofferenza” è l’ingrediente senza il quale non c’è arte possibile.

Per questo va riscoperto il guardarsi dentro, lo scavare per poi cercare di raccontarsi all’esterno. Non so se serve a qualcuno o a qualcosa ma di certo è l’ingrediente base.

Il musicista incravattato, benestante, ben inserito in società, piaccia o meno, non farà mai arte,sarà piuttosto un intrattenitore.

Le scuole di formazione quindi ben vengano a fornire gli “strumenti” tecnici per esprimersi ma la sostanza, se c’è esce e viene da dentro.

Usiamo quindi con più parsimonia il termine artista perchè c’è un mondo dietro a questa breve ed abusata parola.

Le scuole contano?

Mi limiterò ad esprimere un mio parere esclusivamente sulle scuole di musica, per il resto anche se la situazione è  simile ma sarebbe un discorso troppo vasto e fuori dalle mie competenze.

Seguendo la politica o meglio “certa politica” e vedendo in quali condizioni è ridotto il popolo, non restano che certe conclusioni.

In generale, le parole inglesi sostituiscono in buona parte quelle italiane, qualche esempio: Jobs act, start up, over promise, under promise, goals, business plan etc etc Viene fatto talmente spesso in tv che oramai molti iniziano ad accettarlo  “E’ il futuro…”.

Questa cosa è seria non soltanto perchè cancella la nostra nobile e raffinata lingua ma soprattutto perchè fa coppia con lo svuotamento del significato e spesso, peggio, ne altera il significato, qualcosa di simile fecero fascisti e nazisti ma che cosa c’entrano le scuole di musica?Certe scuole di musica, tutto questo lo fanno invece con i fatti, rappresentati dall’organico, i programmi, le finalità ed il percorso,orde di iscritti a canto,chitarra e batteria, fanalino di coda gli ottoni, i legni e amenità simili.Ogni 50 iscritti a canto o chitarra ne trovi 1 a tromba, forse e nessuno a trombone, per dire.

Le scuole a traino delle tv e dei media, senza una propria identità, senza un percorso “reale”, il tutto all’esaltazione dell’ego dello studente ma senza nemmeno proporre un percorso serio e completo perchè ritenuto “palloso” e inutile. Mi fu anche detto che insegnare solfeggio o armonia era roba inutile…(!?)

Ne risultano orde di pischelli e pischelle arroganti, ignoranti come capre e tutti concentrati sul loro ego, fondato, quest’ultimo, su presunte doti “naturali” eccezionali, a fare da supporto al tutto, babbi e mamme orgogliosi del pupo e ansiosi di vederlo quanto prima sul nobile palco nazionale, San Remo. La capra è spesso vestita da star, ancora prima di imparare a distinguere un diesis da un bequadro…

Siccome ho la presunzione di credere che la formazione culturale/tecnica di una persona sia centrale per una società giusta e sana, ecco che la frittata è belle che fatta.

Non avete idea di quante persone iniziano un percorso di studio della tromba e poi dopo poche lezioni mollano “Pensavo bastasse soffiare…”La tragedia è che queste persone o alcune di queste, te le ritrovi su qualche palco ma soprattutto è il fatto che vanno a votare ed incidono sul futuro di tutti.

Non è tanto grave che si formi uno pseudo musicista ma il fatto che si evita di insegnare un meccanismo base fondamentale per una società equilibrata, giusta, il concetto sforzo/risultato.Ritroviamo tutto questo anche nella vita di tutti i giorni, dove la “furbizia” lo stratagemma sostituisce l’onestà (verso se stessi in primis) e la competenza vera.Chi passa giornate a studiare in fondo viene visto come un fesso “Il mondo è cambiato” gli dicono…

Chi viene a lezione da me, purtroppo per lui, che voglia fare il professionista oppure lo spazzino che suona per diletto, subisce lo stesso trattamento, è costretto a  sorbirsi la litania del “Le cose si fanno bene, si studia e ci si sforza al nostro meglio, senza trucchi o scorciatoie, poi verrà fuori ciò che siamo, nel bene e nel male e non c’è nulla di tragico nello scoprire che non siamo nati per diventare Michael Jackson, possiamo al massimo fare lo spazzino, è la vita, impariamo ed insegnamo ad accettare anche la sconfitta”

Per tutte queste considerazioni ritengo appunto certe scuole di musica, compartecipi di un declino cultura, morale ed economico del nostro Paese.

Più studio e meno paillettes.

 

Ciao

Le parole

Hanno un peso le parole, si sa che talvolta fanno davvero male. Mi trovo ad invecchiare in un’epoca nella quale la parola viene usata spesso con superficialità, i media e la rete ne fanno da veicolo.

Artista, razzista, immigrato, clandestino, amico, nemico, rom, terrorista,precario, ateo, credente, povero, disoccupato, occupato, esodato, rassegnato e aggiungerei felice, triste, così per citarne alcune inflazionate.

C’è un mondo dietro ad ogni parola, ci sono persone. L’etimologia della parola stessa potrebbe aiutarci a farne un uso più corretto e soprattutto più parsimonioso.

Ci troviamo invece ad usarle a caso, come coltelli affilati, spesso in rete sui social, spesso per far male quando il male invece ce l’abbiamo noi dentro.

Penso si parli troppo e ci si dimentichi invece di agire, di fare.

Succede così che si liquida dalla nostra coscienza una serie di persone, una serie di questioni semplicemente con una parola, alla quale non segue niente.

E’ veloce, è facile la parola, terrorista ad esempio. Ma cosa è un terrorista oggi? Chi è veramente tale? Se lo è, perchè? Noi ne siamo in parte responsabili?

Se dovessimo essere costretti a dare una nostra risposta a queste domande, se ogni volta che “spariamo” una parola per ferire ci venisse chiesta spiegazione, il nostro sistema mentale costruito su certezze di sabbia crollerebbe.

E’ così comodo invece usarle come coltelli e senza dover renderne di conto. Ma prima di tutto fanno male a noi. Si fa un gran parlare sulla crisi della civiltà Europea, su un sistema che credevamo buono, ricco, acculturato, benestante, generoso.

Invece attraverso l’uso superficiale e sconsiderato delle parole ci scopriamo una civiltà in declino, poveri, arroganti, egoisti, miopi.

Dall’uso della parola ritengo si dovrebbe ripartire, dal suo significato etimologico, dal suo peso, il suo valore, dal suo effetto su gli altri.

Invece la parola viene usata come concime di idee preconcette, stantie, arretrate, esclusive. Si usa la parola per marchiare e condannare una persona, un popolo senza in realtà sapere davvero chi sia quella persona, quel popolo.

Le ragioni che stanno dietro molte tragedie attuali non interessano e spesso fanno paura, non c’è voglia di approfondire, più veloce, meno impegnativo è sparare una parola, una a caso, spesso.

Il contenitore di tutto questo è uno dei mali della nostra società, il disperato bisogno di esistere, di apparire, non importa dove e come , in cronaca nera, in un selfie, su un social ma apparire, esistere.

Troppe persone “sono qualcuno” sui social ben sapendo di essere nullità nella realtà, è li, sui social che lanciano parole, per ferire, per devastare altre persone che nemmeno conoscono, ma nella strada non esistono, strisciano lungo i muri, hanno vite vuote e squallide, fanno per primi quello di cui accusano gli altri e comunque le loro “battaglie” son solo virtuali.

Una vita fintamente splendida sui social, una vita “piena di un vuoto cosmico” nella realtà.

 

Che tempi ragazzi…

La mia generazione è cresciuta con gente come Berlinguer, Moro, La Pira, Gramsci,Marx, loro o i loro scritti erano il nostro orizzonte.

Oggi il 99% della politica non è ideali, giusti o sbagliati, non è servizio alla comunità ma malaffare, losco sottobosco, interessi personali.

Questa gente è avida e triste al contempo, priva di ideali, sogni, prospettiva e soprattutto priva di dignità personale.

Poi si affaccia un movimento (il 5 stelle)salutato da molti con entusiasmo “perchè usa la rete” e quindi per automatismo, democratico (!?!?!). Ma io so che i mezzi non sono necessariamente rappresentativi del fine, prova ne sia che la rete è semplicemente un contenitore, di perle e di nettezza, infatti è anche il veicolo ideale per la pedofilia…

Non mi ha mai convinto questo movimento 5 stelle, ho amici che stravedono e quando ci parli vanno dalle scie chimiche al veganesimo alle lobby della maionese e chi più ne ha più ne metta, concetti politici zero.

Lasciamo fare che pure questo movimento sfacciatamente populista ha un “padrone” e non è così democratico come sembra ma soprattutto raccoglie lo scontento proveniente da ogni dove, soprattutto dalla pancia.

Ne consegue che al suo interno si sforzano di condividere gli stessi principi (?), gente proveniente da estrema destra, moderati, sinistra, apolitici, apolidi, monarchici, ultras e infine annoiati dalla democrazia “tradizionale” vecchia e noiosa.

Un movimento che fin chè  c’è da protestare e puntare il dito si dimostra efficiente e soprattutto implacabile, quando invece ci sarà (ne dubito…) da governare ne vedremo delle belle. Eh si perchè chi raccoglie di tutto senza una storia e ideali alle spalle mi sembra come una famiglia nella quale tentino di convivere la mamma ninfomane, il babbo fervente cattolico, il figlio cacciatore, la figlia iscritta all’Arci anticaccia, la nonna musulmana e il nonno con la tessera della Lega Nord, bello ma impossibile.

Per questo appena ci saranno seggiole e poteri da gestire, le manate voleranno anche in quel movimento e lo sprovveduto che sta al PC a spingere il sogno a 5 stelle si accorgerà di non contare una beata minchia.

Io non butterei il bambino con l’acqua sporca (la politica con certi politici) ma troverei più sensato cercare di “sanare” la politica che comunque è sempre fatta da cittadini e un Parlamento democraticamente eletto, questa è la strada per me.

Il resto lo trovo una illusione ed un inganno, molto pericoloso peraltro.

Se non sai suonare rock, la soluzione non è passare al jazz, è capire ciò che sbagli e migliorare.

 

Io la vedo così.

Occidente e migranti

Tralascio il passato (le ns migrazioni, i furti secolari ai danni del sud del pianeta, trecento anni di schiavitù e sfruttamento, i minori del sud e del far east del pianeta sfruttati dalle multinazionali, il colonialismo, le deportazioni e i campi di sterminio, Israele e la Palestina e via andando.

Tralascio perchè oramai non è più necessario avere in casa la Treccani, basta un PC e la connessione Internet.

Ma anche aver fatto le medie inferiori potrebbe bastare per capire…

La parola d’ordine oggi in Europa pare essere “Facciamo un muro”

Il fatto è che non siamo capaci di capire o fingiamo di non capire che è il nostro sistema occidentale ad essere giunto ad un capolinea, ad un collasso perchè basato sul mero profitto a prescindere dalla felicità delle persone.

Ed ecco in Italia ad esempio, secoli di mafie, ruberie, malapolitica, malaffare, corruzione, incapacità progettuale, vengono ribaltati su poche migliaia di disperati in cerca della mera sopravvivenza.

E’ incredibile come poche persone possano inginocchiare l’economia di un intero Paese, non vi pare?

Non si è perso solamente il senso dell’accoglienza ma anche la capacità di far funzionare il cervello.

Succede così che potentati economici e politici, riescono a mettere poveri contro altri poveri, nel frattempo loro finiscono di raschiare il fondo.

Sapete come sarà il futuro dei vostri figli? Sarà privo di libertà, di lavoro, di possibilità di scegliere su qualsivoglia argomento,   anche sul proprio orientamento sessuale.

In compenso sarà  pieno di terrore, di insicurezza, di ignoranza ma soprattutto sarà pieno di odio, quella cosa che alla fine uccide te stesso.

Questo sarà quello che succederà non affrontando davvero le questioni base, con onestà verso noi stessi e soprattutto chiudendosi al mondo, anche a quello apparentemente sporco e imbarazzante dei migranti.

Allora, sarà davvero tardi per avere ripensamenti, avremo solo rimorsi perchè capiremo di essere stati noi ad organizzare questo inferno per i nostri figli e nipoti.