Pregherete un dio miserabile

Oggi una gran parte affogano in mare o muoiono come i polli su un camion, quelli che arrivano lavorano nei campi col sole a picco per 2 euro l’ora. Vivono in baracche come ratti e defecano li intorno, in pratica non si capisce quale sia il loro dio per la forza di sopravvivere che manifestano, sono Africani, Serbi, Siriani, Pakistani e molto altro. A Prato alcuni vanno in Porshe Cayenne o Audi, quelle di grossa cilindrata, quelle esagerate, la maggior parte però vive come i topi, nel disagio e nella schiavitù, questi lavorano anche 18 ore e girano in bicicletta, sono i Cinesi.

Gli Italiani hanno un tasso di natalità e di “voglia di riscatto” pari a zero,sono lontani anni luce gli anni del dopoguerra, loro invece, gli immigrati, hanno entrambi a livelli notevoli ma non è una scelta è una necessità, come lo fu per noi.

 

Ciò nonostante, nonostante il loro emigrare  sia appunto necessità, raccolgono solo odio, odio in quantità insopportabile da esseri umani comuni. E io mi chiedo chi sia il loro dio per la forza sovrumana che manifestano.

Un giorno non molto lontano, i figli, i nipoti di quell’animale che sudicio e puzzolente raccatta pomodori in Puglia per pochi euro, il figlio o il nipote di quel Cinese che va in bicicletta e mangia cavolo bollito, un giorno non molto lontano questi figli e questi nipoti saranno poliziotti, avvocati, giudici,imprenditori, operai, insegnanti.

Loro andranno in macchina e saranno i vostri figli e i vostri nipoti ad andare a piedi.

Un giorno l’Italia saranno soprattutto loro,gli immigrati sudici di oggi, è allora che molti di voi che hanno passato anni nell’insegnare ai propri figli l’odio per il diverso, sarà allora che molti di voi si malediranno per non aver insegnato l’accoglienza per chi sta morendo letteralmente, per non aver detto le cose come stavano o per non aver riflettuto abbastanza prima di dar aria alla bocca.

Sarà troppo tardi, le parti saranno allora già invertite, e gli “immigrati” questa volta saranno i vostri figli e nipoti e sarà tutto merito vostro, è una ruota che gira la vita, anche uno stronzo lo sa.

Pregherete allora il vostro miserabile dio di far si che gli immigrati di una volta abbiano pietà di voi dei vostri figli e nipoti, sperando che quel dio miserabile non ricordi che voi di pietà non ne aveste, per nessuno.

Riflessioni nel tempo dei Festivals

Noto con una certa tristezza una mancanza diffusa di solidarietà tra musicisti, comportamenti scadenti laddove basterebbe un minimo di senso di categoria, quella umana.
La cosa mi fa impressione perchè la gente come noi non va nel campo a raccattare pomodori per pochi euro, non va in fabbrica a mozzarsi le dita sotto una pressa. La gente come noi ha spesso l’ardire di farsi chiamare artista,ha l’ardire di maneggiare materiale “sacro” talvolta sgorgato dal cuore di geni assoluti che avevano l’umiltà e la fratellanza come cifra.
E mi chiedo come potremo farcela se le piccole furberie, le meschinità, il basso interesse pervadono anche le menti di chi dovrebbe contribuire a elevare lo spirito e la mente di chi questo lusso non può permetterselo.
La musica in primis ma anche le altre arti umane sono inutili se considerate un fine e non un mezzo.

Non è che suonare musica ci renda automaticamente “elevati” se si è persone scadenti si rimane tali, a meno che non ci sforziamo di cambiare…

 

Non abbiamo il diritto di indignarci dei fatti negativi intorno a noi se non lavoriamo per  migliorarci, non deve indignarci il ladro che ruba, perchè fà il suo “mestiere” ma chi ha deciso di avere a che fare con le arti “come dovrebbe essere? come dovrebbe comportarsi?”

Davvero qualcuno pensa che le opere d’arte dei giganti siano frutto di sola tecnica o di solo genio?

Fare musica, fare attività artistiche richiede come in un rapporto di coppia, saper amare gli altri, senza tecnica non c’è arte, senza cuore non c’è arte.


Avvicinarsi a questo mondo, pretendere di entrarvi e usarne le creature senza avere un cuore e una mente puri, rappresenta una menzogna prima di tutto verso se stessi.

Dovremmo riflettere ogni giorno che noi fortunati tocchiamo lo strumento, lo stesso giorno che un operaio va in fabbrica, lo stesso giorno che un disperato va a raccattare pomodori a pochi euro.

Non mi ci posso riconoscere.

E’ forse giunto il tempo di chiedere a se stessi “di cosa fai parte?”

Non lo so, davvero, anche il genere umano fa così tante cose orrende che non ci terrei a farne parte, quindi non mi ritengo facente parte di questa razza, mi dicono che è così ma io non ci credo. Forse alcune persone vengono da qualche altro strano pianeta, la cosa mi torna perchè vivere con questa strana razza mi crea molti e continui disagi, fino a tendere a  farmi terra bruciata intorno. Ecco allora la soluzione per darmi pace, provo a fare una lista della lavandaia di cosa mi accerchia, letteralmente e magari capisco finalmente chi sono io, non è detto ma ci provo.

Non faccio parte di quelli che applaudono alla bara che esce dalla chiesa, di quelli che è il fine settimana e bisogna uscire, di quelli che pensano di fare musica col diploma, di quelli che chiamano chiunque artista, come acqua fresca, di quelli che guai se gli graffi la macchina, di quelli che in banca e in chiesa abbassano la voce, di quelli che criticano la Chiesa ma amano il Papa, di quelli che credono in un Dio sperando gli salvi il culo da una vita squallida, di quelli che fatti una storia alternativa ma non divorziare, non smembrare la famiglia,di quelli che a 50 anni scrutano vogliosi ragazzine con 35 anni di meno e magari hanno prole a casa,di quelli che vanno ai concerti di quelli famosi appunto perchè famosi, di quelli che alla tastiera del PC aggrediscono con la bava alla bocca ma poi tutto il loro ardimento si spegne insieme al PC, di quelli che protestano per il lavoro sottopagato ma poi li trovi a suonare gratis,di quelli che vorrebbero ammazzare gli immigrati ma la domenica sono a messa, di quelli che il calcio viene prima di tutto, di quelli over promise, under promise, personal trainer, personal shopper, misunderstanding,Job place, week end, selfie  e via andando, di quelli che le donne non son tutte troie, per carità ma comunque a volte se la cercano, di quelli che io lavoro e guido il SUV  mia moglie fa i piatti e stira i panni, di quelli che salgono sui mezzi e per sedersi per primi ti spappolano il fegato a colpi di gomito, di quelli che non essendo nessuno cercano di vivere la vita degli altri in mille e mille maniere, financo con una miserabile foto d’accatto , di quelli che con il Web leggono due informazioni e son tuttologi,di  quelli che negano diritti altrui nel timore di perdere i propri,  ma nemmeno di quelle che hanno capito che la parità è fare il culo a chi lo ha fatto a noi, di quelli che è Buddista quindi è una brava persona, di quelli che non crede in Dio quindi non può essere felice, di quelli che una religione qualsiasi è fede, l’ateismo no, di quelli che sbraitano per la difesa dell’embrione ma sono dei gran pezzi di merda dentro, di quelli che interpretano il mondo attraverso i telegiornali, di quelli che è il primo Agosto si deve partire, magari per andare affanculo ma l’importante è partire.

 

Mi spiace, davvero ma in qesta “umanità ” non mi riconosco non mi ci posso riconoscere e non ci provo nemmeno, mi conosco…

 

Ecco, per cui mi riesce difficile capire dove poter stare di sicuro da molto tempo, il disagio mi è compagno fedele.

Anemia Mediterranea

Lo sapete dov’è che l’anemia mediterranea prolifera maggiormente? Di solito in  tutti quei posti in cui vi è uno scarso “scambio” di razze, la Sardegna ne è un esempio. In una stanza dopo un pò si arieggia, si fa entrare aria nuova, brani musicali vissuti vengono spesso riarrangiati, rinfrescati per lo stile che nel frattempo è cambiato, il guardaroba si rinnova e pure la pettinatura ogni tanto viene “aggiornata”.

L’Italia no, l’Italia nella figura dell’italiota catto/fascista, non vuole cambiare, anzi, a comodo ritira in ballo una parola bella e stantia al tempo stesso, tradizioni.

 

Il cellulare, la macchina  e la moglie no, quelli li cambia e volentieri.

E’ la parola più usata da politicanti e intrallazzatori che frequentano i salotti buoni di Roma, da quelli della politica a quelli di certa Chiesa.

Perchè?

Ovvio, il cambiamento mischia le carte e chi le ha già buone non vuol rischiare, certa gente ha fatto tanta fatica per accaparrarsi privilegi e prebende.

 

E’ un sistema, uno status quò sacro, produce consumatori ebeti e inconsapevoli attraverso la creazione di falsi bisogni, c’è chi si impicca perchè non può avere un lavoro e chi lo fa perchè non può comperare l’ultimo Hi Phone, questo è il “sistema”

 

Ci siamo tutti dentro, nessuno se ne può distaccare davvero fino in fondo ma alcuni passano la vita a cercare di remargli contro a questo sistema, cambiando le abitudini fin dalle cose più insignificanti.

Ecco, in tutto questo si è inserita la crisi delle crisi, il terzo mondo che si è risvegliato, i morti di fame che dopo secoli di soprusi e sfruttamento subiti hanno deciso che poteva bastare. Hanno deciso che i loro figli, costi quel che costi, vivranno da uomini liberi.

 

I loro Paesi hanno tutto quello che serve per star bene ma il sistema occidentale vampiro succhia tutto da secoli.

 

Allora eccoli arrivare e tanti ne arriveranno ancora perchè è quà da noi che loro sanno arrivare tutte le loro materie prime, depredate per una patata ammuffita.

 

E l’occidente avrebbe una opportunità pazzesca, di “arieggiare” la stanza, di riarrangiare lo spartito rinfrescandolo, invece cosa fa?

 

Reagisce nel peggiore dei modi, si chiude, torna al feudo, scopre vecchi sapori fascisti mai dimenticati in realtà e chiama l’altro, il negro.

Gira raccontando che l’Africa e il Medio Oriente sono Bin Laden e Isis, che quella è gente senza dio, senza pietà, scordandosi che è proprio da la che viene la civiltà.

 

Così morirà la nostra evoluta Europa, schiacciata non dall’immigrazione ,ma dalla nostra paura che si trasforma in cecità, moriremo di “anemia mediterranea” culturale.

 

Sul marciapiede sotto casa mia a Firenze noto che alcune persone guardano in cagnesco un bambino Cinese di 3 anni circa che passando con la mamma ci ha sorriso e ha agitato la manina, come farebbe qualsiasi bambino, ovvio.

Io invece ricambio e nel tentativo di creare un “ponte” gli faccio tutte le smorfie.

 

Le persone sul marciapiede, italioti D.O.C mi dicono “Che cazzo saluti, non lo vedi che è un Cinese! ”

 

Dico che quando prima di un essere umano si vede la “razza” siamo dentro un declino senza ritorno e non potremo dare la colpa a loro, è un lavoro che come vedete ci viene benissimo.

 

Certamente chi diede la vita per fondare l’Italia e per liberarla poi, non potrebbe che darmi ragione.

 

In sostanza, uno dei popoli più generosi e creativi del pianeta scomparirà in un declino penoso e miserabile, quelli siamo noi.

 

 

 

Un amico se ne va.

Dopo un paio d’anni ricontatto gli amici di un jazz club svizzero tedesco nel quale ho suonato diverse volte. Sono gioioso, risento amici e parlo di lavoro, di prossime date al club. Questo posto è speciale, l’accoglienza è unica, il pubblico caloroso e attento, la gestione, amici. Steff. mio stesso nome, mio coetaneo, è il “cuoco” appassionato per tutti noi che suoniamo li nel club. La sera, dopo il concerto, la festa continua su nell’appartamento del club e la cucina è appannaggio di Steff, ottimo cuoco e conoscitore della cucina italiana ma soprattutto una persona bellissima con cui stare e giù musica nella cucina, fino alle 4 del mattino. La mattina successiva ci svegliamo e dalla finestra vediamo 30 cm di neve!! Andiamo in cucina, sono le 7.00 e ci accorgiamo che sulla tavola ci sono cornetti e caffè caldo, Steff è uscito presto ed è andato a cercare la colazione calda per noi…Ho avuto subito uno strano feeling con Steff e ritengo che questo dipendesse da una sorta di “male di vivere” che ci portiamo dentro, io e lui, Steff  lo manifestava con il suo atteggiamento di sfida e di sberleffo verso la vita. Una persona davvero speciale Steff che ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare. Una persona che a volte mi ha commosso con piccoli ma significativi gesti. Ieri, solo ieri ho saputo che Steff se n’è andato un anno fa a causa di un cancro. Sono rimasto paralizzato dalla notizia. Raramente mi è capitato di aver costruito una bellissima relazione in poche ore di frequentazione, è un fatto di chimica e io oggi  per questa “chimica” ho la sensazione di aver perso un fratello.

R.I.P

G&P Legnano WindInstrument(eccellenze italiche)

Premetto che non potrò cavarmela in due righe e premetto pure che le mie impressioni/valutazioni, sono basate non solo sulla mia attuale professione di musicista ma anche sul mio passato di aggiustatore, tornitore e fresatore. La giornata alla G&P mi ha procurato gioia e tristezza al contempo, partiamo dalle note “negative”. Tristezza nel vedere la passione e la competenza di Angelo e Roberto, che meriterebbe (come altre rare eccellenze italiane) un riconoscimento da parte delle istituzioni, cosa che non avviene mai. Voglio dire che se proteggiamo giustamente un parco naturale, dovremmo fare lo stesso con certe eccellenze dei ns territori. Badate bene che le competenze di questo livello specifico, sono molto rare e soprattutto richiedono moltissimi anni per essere acquisite e consolidate (ammesso di trovare chi te le insegna…) Quindi tristezza nel vedere due persone che hanno dato vita a degli strumenti fuori dal comune,siano nelle stesse difficoltà di chiunque in questo Paese provi a dar corpo a idee e intuizioni. Le persone: Angelo l’ho trovato un ragazzone timido, introverso ma molto competente e motivato, direi senza esagerare, innamorato perdutamente del suo lavoro e dei suoi “figli” (Gli ottoni) una bella persona, schietta, trasparente e onesta, prima di tutto con se stessa. Roberto mi è sembrato una persona decisamente più complessa caratterialmente. Anche quì però ho le stesse vibrazioni di altissima competenza, di quelle che vengono da lontano, umiltà estrema e sincerità. Come si dice dalle mie parti, due persone senza fronzoli ma concrete, genuine. Credo che nel business di oggigiorno sia proprio questa loro mancanza di “aggressività ” , questa loro totale onestà verso i loro prodotti e i loro clienti a rappresentare un “limite” a fronte di altri marchi che attuano una politica molto aggressiva e spesso (perdonate se non faccio nomi ma non mi pare il caso) mentendo sulle mirabolanti prestazioni dei loro prodotti. In G&P stanno arrivando grosse novità anche riguardo la macchina delle trombe ma per saperne di più chiamateli. Abbiamo provato una cornetta in Bb e diverse trombe, tra cui una in fase di studio (cattivissima) e alcune Flora Bb. Il mio compare (acutista di big band) si è perdutamente innamorato della cornetta che ha trovato spaziale in tutto, dalla costruzione, alla ergonomia, alla distribuzione dei pesi al suono e penso che a breve farà parte del suo parco strumenti di lavoro… Io e l’amico Tangosoprano ci siamo innamorati (io perdutamente, lo ammetto) della Flora 1176 raw brass. Erano anni che rimuginavo una visita alla G&P e poi come tutti ero stimolato dal sentire Fabrizio Bosso usare questa tromba. Beh vi posso dire che appena l’ho vista e presa in mano, ho capito immediatamente che timbro avrebbe avuto, quale fosse la sua “vocazione”, il tutto mi è stato confermato alla prima stilla di aria che ci ho messo dentro. Estetica: per me strepitosa, campana 140, rim di grande diametro, lunghezza totale cortissima, pompe e macchina alte (stile Conn 38B), bottoni pistoni sottili e ergonomicamente fantastici, anelli pompe posizionati con una perfezione tale che mi è parso di impugnare una cosa studiata per me ergonomicamente parlando, infine una mix favoloso di ottone e nichel in varie parti della tromba.
Ergonomia e peso: Tenerla in mano mi ha provocato ripetuti orgasmi, anche senza emettere una nota. Vi garantisco che anche solo tenendola in mano e sentendo il balance che ha, si percepisce che siamo di fronte a qualcosa di straordinario. Quando ho ripreso in mano la mia Selmer Concept TTM (pur splendido strumento) mi è parso di scendere dalla Porsche per salire sulla Fiat Uno Turbo…e ve lo dice uno che ama parecchio  la TTM. La distribuzione dei pesi, unita alla lunghezza davvero corta della tromba, ne fa a mio avviso una piccola opera d’arte, insomma, mai e dico mai ho avuto questa sensazione tattile favolosa e ho maneggiato di recente anche trombe provenienti da quelo splendido parco naturale che è l’Oregon.
Il suono e la suonabilità: Prima prova col mio Obrac 24 Ajna con gola portata a 4,2. Queste sensazioni le abbiamo avute sia da “dietro” la tromba, come esecutori, sia di fronte alla campana come ascoltatori, a varie distanze da 2 a 6 metri circa. Nei pianissimo ha una morbidezza e una intellegibilità che mi hanno commosso, davvero, avevo un altro trombettista a pochi metri che sparava mine allucinanti, io suonavo dei ppp e sentivo ogni mia nota… Nel mezzoforte e nel forte, la tromba mantiene il suo carattere da tromba per solisti (specialmnte jazz piccoli combo), intellegibilità, agilità e timbro di ogni nota con una forte riconoscibilità, insomma, una tromba che denota forte personalità. Lo strumento non diventa mai sguaiato mantenedo sempre una classe esagerata , puoi suonare da ppp a mezzoforte a fff e questa tromba ti fa illudere  di essere  Wynton Marsalis a momenti…
Seconda prova con uno Shilke J. Faddis con booster. Beh, quì mi son detto “Bartoli, appena hai i soldi, torna quì e portala a casa…” Cioè, cambio il bocchino e mi ritrovo un suono con una infinità di  caratteristiche nuove, da valutare da usare nel contesto giusto. Brillante , fresca, rotonda ma se spinta, cattivissima ma  ancora con la solita maledetta classe alla base di ogni nota, senti insomma che questo strumento non ha niente a che fare con le pur ottime trombe commerciali, qui piaccia o no, siamo di fronte a qualcosa di particolare di straordinario ed è tutta farina Italiana!!
Tralascio di dettagliare le fasi del lavoro di Angelo e Roberto perchè troppe e troppo complesse, andateci e vedete da soli, vi dico solo che tra battitura e ricottura, ogni campana richiede più di un gg di lavoro…e parecchie decine di passaggi tutti rigorosamente manuali, poi c’è tutto il resto.
Concludendo dico che artigiani di questo livello mi fanno ancora  provare orgoglio di essere italiano e mi addolora davvero il vedere come viene ucciso questo sapere, da istituzioni miopi.
Andate a Legnano, qualsiasi sia l’ottone che dovete acquistare, prima di pensare a qualsiasi altro marchio e sottolineo qualsiasi, andate a Legnano, avete la mia parola che entrerete in un laboratorio popolato da persone e strumenti che hanno pochi paragoni al mondo. Per una volta fidiamoci e riponiamo tendenze esterofile, non sarete delusi. Grazie di cuore ad Angelo Pinciroli e Roberto Gaffo, grazie di esistere.
roscoe
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Propositi

Siamo al 31 Dicembre 2014, sono contento sia finito (almeno sul calendario…) un anno che definirei in una parola, tragico. Direi che a livello planetario abbiamo dato il peggio ma mai dire mai visto che al peggio non c’è mai fine. Non entro in questioni economiche che sono sotto gli occhi di tutti ma vorrei fare due semplici riflessioncine sulla situazione culturale e sociale del nostro beneamato Paese.

Oramai gran parte degli italiani è ricoperta di musica proveniente dalle più svariate diavolerie tecnologiche, convinti che queste siano il fine e non il mezzo. Sui vari social ci sono musica e video musicali a go go.

Il problema sta però nella qualità, spessissimo di infimo livello, un pò come la musica nei supermercati o dal dentista.

Però si sprecano i commenti esilaranti anche al peggiore dei rutti travestiti da musica, wow, siete grandi, stupendi, peccato per chi non c’era, irripetibile e via e via.

A questo pantano si aggiunge il condimento oramai evidentemente epidemico di gruppi con nomi e mise che nemmeno il peggio degli imbecilli anni fa avrebbe azzardato.

Insomma, c’è di tutto fuorchè la musica degna di questo nome ma si sa, oramai basta ti metti un cappellino, un nome cretino, possibilmente criptico e strimpelli re minore sol settima e do settima più e hai belle che confezionato un bel giro…

E allora? E allora il problema è il pubblico, ridotto spesso ad una esercito di capre ululanti e ignoranti che accorrono soprattutto se c’è odore di alcol e bum bum, se poi c’è il “nemo” di grido siamo già garantiti che la serata butterà bene.

Non c’è conoscenza, non c’è cultura e non c’è nemmeno voglia di farsela questa cultura in buona parte del pubblico.

E’ quindi un cane che si morde quello che gli è rimasto della coda, le istituzioni non investono in formazione culturale, i locali sono gestiti da imprenditori e quindi cercano il fatturato ad ogni costo, il pubblico non sa una sega e il musicista si fa chiamare subito “artista” anche se storpia a malapena fra martino campanaro, così stanno le cose, se poi vogliamo raccontarci un’altra storia…

Ergo, l’urgenza delle urgenze (rimanendo nel mio ambito s’intende) è la scuola di qualità,non quella per la quale sei diplomato (ora anche in jazz…argh!) se esegui a pappagallo il programma ministeriale, non quella ma la scuola che ti fa anche capire che forse fare il fornaio ti viene meglio e studiare uno strumento non è obbligatorio, così come strimpellare non farà di te un “artista”.

Questo tipo di scuola, quella buona, andrebbe estesa a tutti perchè magari ti farebbe capire che fare il musicista non fa per te ma ridurrebbe drasticamente il numero dei decerebrati a giro, sia sul palco che soprattutto tra il pubblico.

 

 

Rossella Casini

Fine Luglio 2014, Giusi, Tobia,Fiamma, Marino e io partiamo per alcune repliche tratte da “Ultimo domicilio sconosciuto” e “Niente altro che la verità” in Calabria. Palmi, Cropalati e una puntatina a Badolato, Soverato e Polistena.Terra magnifica la Calabria, fatta da gente tosta e di carattere, colori, profumi e cibo forti come la gente. Tanta gente ci ha accolto e ospitato senza riserve e soprattutto “rischiando” come sempre succede quando si accoglie chi parla di mafie e fa nomi e cognomi. Abbiamo trovato tanta gente che parla di Rossella e delle altre donne morte di ‘ndrangheta. Abbiamo incontrato intellettuali, scrittori  e giornalisti che sognano una Calabria diversa e per questo si stanno battendo senza riserve. Abbiamo trovato gente “comune” che scende in piazza con la propria faccia e denuncia il malaffare e in un posto in cui prendere il caffè con la persona “sbagliata” o rifiutarlo può rappresentare il nostro schierarsi e spesso morire per questo. Devo per forza ringraziare le persone che hanno messo il cuore e la faccia per ospitarci e farci lavorare in tranquillità, Enzo,Barbara,Gaetano,Mario e la moglie di cui non ricordo il nome, che insieme alla figlia Mimma ci hanno messo a disposizione la bellissima casa di Palmi,Anna e suo babbo un fantastico “svitato e creativo” oltre i 70, Franca, Fabrizio, Achiropita,Luigi.

Abbiamo visto la tonnara di Palmi dove fu gettata Rossella fatta a pezzi, turbinio di sensazioni, inevitabilmente.

Passi poi dalla zona di Cirò e vedi una zona industriale devastata, abbandonata e una terra violentata ma poi vedi anche le bellezze mozzafiato di Badolato alta,Cropalati e i colori assurdamente belli degli aranceti, di un verde intenso impressionante, appunto una terra forte, decisa, cazzuta, come il suo popolo.

Alla fine le emozioni son state tante ma il conoscere Gaetano Saffioti e poterci parlare in privato è stato un privilegio. Gaetano, un omone alto e grosso, barbuto che fuma continuamente sigari Toscani. Intorno a lui, testimone di giustizia, sempre la scorta in borghese. Ma dai pantaloni spuntano inquietanti le pistole.

Appena ci parli esce subito il vero Gaetano, un uomo dolcissimo e di una umanità che ritengo rara: Gaetano ama la sua terra e il suo popolo e cosa  che mi ha sconvolto, non una parola di odio o rancore verso chi lo ha costretto alla scorta, solo parole pacate e di pace. Potrebbe fare il filosofo o il poeta Gaetano e non scherzo, ne ha la cifra e l’umanità, invece gestisce una grande azienda di costruzioni ma in Calabria non è più riuscito a vincere una gara d’appalto ed il motivo è ovvio.

Vorrei chiudere citando una frase che Gaetano ha rivolto al pubblico presente alla serata e al dibattito in Piazza Mazzini a Palmi “La mia scorta amici di Palmi dovreste essere voi, bastano piccoli gesti per cambiare questa terra, non prendere un caffè che ci viene offerto dalla persona sbagliata o non offrire un caffè alla persona sbagliata, voi dovreste così isolare i mafiosi, così come loro hanno fatto con me…”

Abbraccio simbolicamente con queste parole di Gaetano, tutta la gente onesta di Calabria sperando che in futuro decidano di “camminare” a fianco di Gaetano con la certezza che le cose si possono cambiare.

Possiamo quindi scegliere se sacrificare altri eroi o decidere  invece di  fare ciascuno un piccolo gesto quotidiano diverso, così che le cose cambino senza che altri debbano morire per la nostra indifferenza, per la nostra paura.

VideoLezioni

Dopo mesi, mi decido a riscrivere qualcosa che spero sarà interessante per chi vorrà leggerlo.

Si tratta delle mie video lezioni che presto metterò a disposizione di tutti ad un costo davvero ragionevole. Sono oltre 20 video della durata di circa 15/20 minuti ciascuna e partono dalla descrizione della tromba, al suo funzionamento, per arrivare poi ad alcuni esercizi “base” e infine al linguaggio jazz.

Non ho mai pensato di sostituirmi a metodo storici e davvero ben fatti che hanno fatto crescere me per primo, troppo ben fatti per sperare di far meglio…Piuttosto, i miei video materializzano un mio “credo”, tutte quelle cose cioè, che non potreste trovare su quei metodi e forse su nessun metodo “cartaceo”, quelle cose e sono molte, che vengono dall’esperienza personale ma che sono il nocciolo della musica in generale e del jazz in particolare.

Altra “questione” che affronterò perchè  introvabile sui metodi tradizionali l’aspetto artistico del fare musica, tema scomodo e difficile sia perchè molto personale sia perchè dipendente anche dalla “caratura” umana” del musicista. Questo argomento è molto importante anche perchè da qualche tempo i Media fanno un uso molto azzardato della parola “Arte” o “Artista” e se pensate che un tizio che potremmo definire artista, risponde al nome di Bach, la cautela nell’usare questo sostantivo è ben chiara.

I video sono fatti per essere usati in maniera davvero facile e diretta, con un linguaggio che chiunque potrà capire e soprattutto vanno al sodo senza tanti fronzoli.

Tra questi,ne troverete anche uno dedicato alla spiegazione del Santo Graal, ovvero come funziona (davvero…) il bocchino e il suo accoppiamento al cannello e dulcis in fundo, perchè modificare il bocchino e soprattutto “come” farlo” e con quali utensili. Quest’ultima questione ha preso la mente di milioni di trombettisti negli ultimi 10 anni ed ha generato molta confusione su principi che sono invece elementari se ben trattati.

I video saranno probabilmente veicolati da You Tube, previo mio permesso all’accesso di questi.

 

Ciao 

OurRoots

Ed ecco uscito il mio CD in trio “Our roots”, 8 tracce che riguardano le mie, le nostre radici. Un Cd “Concept” che parla di fatti e persone che fanno parte della nostra vita “comune”,L’olocausto, Lea Garofalo, Luigi Tenco, Isio Saba ed Enzo Iannacci (Zionesio) e ancora, Giuseppi Logan etc…

Non è un Cd di jazz escluse due tracce che vanno alle radici del jazz è un lavoro che guarda alla musica popolare, il tango, la ballata, il valzer, il klezmer, le nostre radici Mediterranee, Latine, appunto.

Un lavoro che penso sia godibile per tutti non solo agli appassionati.

Un lavoro fatto col cuore per cercare di arrivare al cuore e registrato d’un fiato in sole 4 ore allo studio SuonamiDiTe in un clima davvero bello creato dall’amico e produttore “visionario”  Paolo Rasenti.

I musicisti di questo lavoro a parte io, sono Alessandro Geri, un carissimo amico, quasi un fratello oltre che un bravo contrabbassista e il bravo Giovanni Favuzza, chitarrista emergente.

Vorrei ringraziare, Paolo Rasenti per la produzione e il mixaggio, Mario Costanzi per la disponibilità tecnica e umana  Giusi Salis e Maria Paola Falqui per le belle foto di copertina della Sardegna Logudorese e infine  i ragazzi del Next Emerson che ci hanno concesso da sempre i locali per le nostre prove a titolo gratuito.

OurRoots