Don Chisciotte

La mia oramai pluridecennale frequentazione con la musica mi ha inevitabilmente raccontato delle cose, lasciato delle cicatrici ma poche certezze e forse è proprio l’incertezza la dominante (per dirla in musica..) della nostra epoca. Ho sempre ammirato e cercato di imitare quelle persone che si esponevano per se ma anche per gli altri, per migliorare le condizioni di tutti o cercare disperatamente di farlo.

Chi lo ha fatto, chi lo fa, sa bene che questo ha quasi sempre delle conseguenze.

Ma a che serve leggere i libri e le poesie di questi poeti maledetti, di questi Don Chisciotte della Mancia se poi non si ha la folle tentazione di imitarli.

Ho sempre letto poco e spesso solo libri di musica ma ricordo alcune cose che mi impressionarono come la Luna e i falò di Pavese, alcune pagine di Se questo è un uomo di Levi e addirittura La vera storia di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux di Zucconi, che lessi tutto d’un fiato.

Il cinema mi è sempre rimasto più facile da consumare, meno faticoso ed è li che ho dato fondo alla mia sete di storie e persone contro corrente, di visionari di eroi in qualche maniera e la lista sarebbe lunghissima.

In musica, il mio istinto mi ha sempre portato alla ricerca di musica e personaggi “scomodi” e anche qui evito una lista che sarebbe infinita.

Ma oggi tirando le somme, vedo da cosa viene ciò che sono, nel bene e nel male ed il mio male di vivere in questa società è chiamato ad emergere e vedo che certe letture e certi ascolti non hanno fatto altro che aumentarne la consapevolezza, è proprio difficile vivere.

Ciò nonostante, come Don Chisciotte continui una guerriglia fatta di molte sconfitte e pochi, piccoli momenti di gioia.

I Don Chisciotte però non sono pazzi, sono isolati nella percezione dell’insondabile, di un viaggio che non capiscono a cosa serva, la vita.

In questi anni questa percezione si è fatta giornaliera a scandire anzi ogni secondo della giornata, pian piano tutte le visioni son scomparse e all’orizzonte vedi una pianura senza fine e allora ti chiedi se andare ed in quale direzione.

Basterebbe poco per raccogliere meno sconfitte, per raccogliere qualche attimo in più di gioia, basterebbe avere la percezione di non essere isolati, di non essere cosa strana e rara nel tuo male di vivere.

Nella musica accade la stessa cosa dal momento che alcuni musicisti non lo sanno ma son persone anche loro, come tutti gli altri.

Ed è così che ognuno è infervorato nel suo esclusivo piccolo orizzonte dal quale trarre almeno un minimo riconoscimento da qualcuno da qualcosa, esistere in fine.Mancando così il cuore dell’arte del farla davvero l’arte, il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, tutte, l’accrescimento delle coscienze e forse la conferma, in fondo al viaggio della totale inutilità della vita.

Fino ad ora ho cercato di scavare profondo ma figuriamoci se oggi è possibile farlo davvero, fuori tra gli altri, tutto è consumato in fretta, senza consapevolezza senza gioia, senza dolore.

Questa bulimia del nulla annichilisce i sensi, ti porta a spasso per tutta la vita e ti fa false promesse, poi ti ritrovi al capolinea che ti par di riconoscere ed infatti è il punto dal quale sei partito, molto tempo fa. Ci sei tornato, vuoto, come quando partisti.

Per questo spero che almeno chi ha la pretesa e la follia di maneggiare le arti e la propria vita, intuisca in un momento di follia l’inevitabilità del cercare altro da se stessi, dopo se stessi.

Il nichilismo, il vouyerismo, il materialismo, l’auto celebrazione  potranno altrimenti devastarvi anche il sogno più innocente, più legittimo.

 

Cercare la bellezza negli altri e nelle cose che riteniamo banali, questa dovrebbe essere  per me l’unica folle e forse impossibile meta della nostra epoca.

Se non dovesse funzionare saremo stati almeno dei visionari, dei Don Chisciotte.

 

 

Gli ingredienti dell’arte

Potremmo fare una lista lunghissima di personaggi che nelle arti hanno segnato la storia, musica, letteratura, cinema, teatro, pittura…dappertutto possiamo rintracciare eccellenze creative.

Limitandomi alla musica che frequento più del resto, dico che non dovremmo parlare di ingredienti al plurale ma di ingrediente, uno solo.

Thelonious Monk, Charlie Mingus, Lester Bowie, Charlie Parker, Sun Ra,John Coltrane, Billie Holiday e molti altri jazzisti ma anche Ray Charles, Amy Winehouse, Jeff Bukley e molti altri.

Tutte queste persone erano molto creative, agitate, instabili, insicure, inaffidabili, spesso tristi.

Il fatto è che per poter dire qualcosa che scuota la vita, che la metta in discussione, serve un ingrediente base: l’introspezione. Quella vera, quella feroce, guardare la nostra vita senza farci sconti.

Purtroppo facendolo emergono quasi sempre motivi di malessere, disagio, male di vivere spesso.

E’ quello che molti pensano essere uno stereotipo, in realtà è quello che ogni giorno vive chi si rapporta al suo intimo in maniera sincera, quello che di solito fa chi ha veramente a che fare con le arti umane.

Il percorso di queste vite è quasi sempre segnato alla stessa maniera e la paga sono pochi minuti al giorno di gioia.

Una volta, il grande musicista Muhal Richard Abrams disse “Prima mi drogavo e passavo la vita vagabondando per New York, poi Joseph Jarman mi fece conoscere e frequentare un giro di artisti creativi Chicagoani (AACM), qualche volta fui anche felice…”

Non è un luogo comune, la creatività, quella sincera, quella vera, per essere manifestata ti ruba la vita, non c’è niente da fare è così.La condizione di una certa “sofferenza” è l’ingrediente senza il quale non c’è arte possibile.

Per questo va riscoperto il guardarsi dentro, lo scavare per poi cercare di raccontarsi all’esterno. Non so se serve a qualcuno o a qualcosa ma di certo è l’ingrediente base.

Il musicista incravattato, benestante, ben inserito in società, piaccia o meno, non farà mai arte,sarà piuttosto un intrattenitore.

Le scuole di formazione quindi ben vengano a fornire gli “strumenti” tecnici per esprimersi ma la sostanza, se c’è esce e viene da dentro.

Usiamo quindi con più parsimonia il termine artista perchè c’è un mondo dietro a questa breve ed abusata parola.

Le scuole contano?

Mi limiterò ad esprimere un mio parere esclusivamente sulle scuole di musica, per il resto anche se la situazione è  simile ma sarebbe un discorso troppo vasto e fuori dalle mie competenze.

Seguendo la politica o meglio “certa politica” e vedendo in quali condizioni è ridotto il popolo, non restano che certe conclusioni.

In generale, le parole inglesi sostituiscono in buona parte quelle italiane, qualche esempio: Jobs act, start up, over promise, under promise, goals, business plan etc etc Viene fatto talmente spesso in tv che oramai molti iniziano ad accettarlo  “E’ il futuro…”.

Questa cosa è seria non soltanto perchè cancella la nostra nobile e raffinata lingua ma soprattutto perchè fa coppia con lo svuotamento del significato e spesso, peggio, ne altera il significato, qualcosa di simile fecero fascisti e nazisti ma che cosa c’entrano le scuole di musica?Certe scuole di musica, tutto questo lo fanno invece con i fatti, rappresentati dall’organico, i programmi, le finalità ed il percorso,orde di iscritti a canto,chitarra e batteria, fanalino di coda gli ottoni, i legni e amenità simili.Ogni 50 iscritti a canto o chitarra ne trovi 1 a tromba, forse e nessuno a trombone, per dire.

Le scuole a traino delle tv e dei media, senza una propria identità, senza un percorso “reale”, il tutto all’esaltazione dell’ego dello studente ma senza nemmeno proporre un percorso serio e completo perchè ritenuto “palloso” e inutile. Mi fu anche detto che insegnare solfeggio o armonia era roba inutile…(!?)

Ne risultano orde di pischelli e pischelle arroganti, ignoranti come capre e tutti concentrati sul loro ego, fondato, quest’ultimo, su presunte doti “naturali” eccezionali, a fare da supporto al tutto, babbi e mamme orgogliosi del pupo e ansiosi di vederlo quanto prima sul nobile palco nazionale, San Remo. La capra è spesso vestita da star, ancora prima di imparare a distinguere un diesis da un bequadro…

Siccome ho la presunzione di credere che la formazione culturale/tecnica di una persona sia centrale per una società giusta e sana, ecco che la frittata è belle che fatta.

Non avete idea di quante persone iniziano un percorso di studio della tromba e poi dopo poche lezioni mollano “Pensavo bastasse soffiare…”La tragedia è che queste persone o alcune di queste, te le ritrovi su qualche palco ma soprattutto è il fatto che vanno a votare ed incidono sul futuro di tutti.

Non è tanto grave che si formi uno pseudo musicista ma il fatto che si evita di insegnare un meccanismo base fondamentale per una società equilibrata, giusta, il concetto sforzo/risultato.Ritroviamo tutto questo anche nella vita di tutti i giorni, dove la “furbizia” lo stratagemma sostituisce l’onestà (verso se stessi in primis) e la competenza vera.Chi passa giornate a studiare in fondo viene visto come un fesso “Il mondo è cambiato” gli dicono…

Chi viene a lezione da me, purtroppo per lui, che voglia fare il professionista oppure lo spazzino che suona per diletto, subisce lo stesso trattamento, è costretto a  sorbirsi la litania del “Le cose si fanno bene, si studia e ci si sforza al nostro meglio, senza trucchi o scorciatoie, poi verrà fuori ciò che siamo, nel bene e nel male e non c’è nulla di tragico nello scoprire che non siamo nati per diventare Michael Jackson, possiamo al massimo fare lo spazzino, è la vita, impariamo ed insegnamo ad accettare anche la sconfitta”

Per tutte queste considerazioni ritengo appunto certe scuole di musica, compartecipi di un declino cultura, morale ed economico del nostro Paese.

Più studio e meno paillettes.

 

Ciao

Le parole

Hanno un peso le parole, si sa che talvolta fanno davvero male. Mi trovo ad invecchiare in un’epoca nella quale la parola viene usata spesso con superficialità, i media e la rete ne fanno da veicolo.

Artista, razzista, immigrato, clandestino, amico, nemico, rom, terrorista,precario, ateo, credente, povero, disoccupato, occupato, esodato, rassegnato e aggiungerei felice, triste, così per citarne alcune inflazionate.

C’è un mondo dietro ad ogni parola, ci sono persone. L’etimologia della parola stessa potrebbe aiutarci a farne un uso più corretto e soprattutto più parsimonioso.

Ci troviamo invece ad usarle a caso, come coltelli affilati, spesso in rete sui social, spesso per far male quando il male invece ce l’abbiamo noi dentro.

Penso si parli troppo e ci si dimentichi invece di agire, di fare.

Succede così che si liquida dalla nostra coscienza una serie di persone, una serie di questioni semplicemente con una parola, alla quale non segue niente.

E’ veloce, è facile la parola, terrorista ad esempio. Ma cosa è un terrorista oggi? Chi è veramente tale? Se lo è, perchè? Noi ne siamo in parte responsabili?

Se dovessimo essere costretti a dare una nostra risposta a queste domande, se ogni volta che “spariamo” una parola per ferire ci venisse chiesta spiegazione, il nostro sistema mentale costruito su certezze di sabbia crollerebbe.

E’ così comodo invece usarle come coltelli e senza dover renderne di conto. Ma prima di tutto fanno male a noi. Si fa un gran parlare sulla crisi della civiltà Europea, su un sistema che credevamo buono, ricco, acculturato, benestante, generoso.

Invece attraverso l’uso superficiale e sconsiderato delle parole ci scopriamo una civiltà in declino, poveri, arroganti, egoisti, miopi.

Dall’uso della parola ritengo si dovrebbe ripartire, dal suo significato etimologico, dal suo peso, il suo valore, dal suo effetto su gli altri.

Invece la parola viene usata come concime di idee preconcette, stantie, arretrate, esclusive. Si usa la parola per marchiare e condannare una persona, un popolo senza in realtà sapere davvero chi sia quella persona, quel popolo.

Le ragioni che stanno dietro molte tragedie attuali non interessano e spesso fanno paura, non c’è voglia di approfondire, più veloce, meno impegnativo è sparare una parola, una a caso, spesso.

Il contenitore di tutto questo è uno dei mali della nostra società, il disperato bisogno di esistere, di apparire, non importa dove e come , in cronaca nera, in un selfie, su un social ma apparire, esistere.

Troppe persone “sono qualcuno” sui social ben sapendo di essere nullità nella realtà, è li, sui social che lanciano parole, per ferire, per devastare altre persone che nemmeno conoscono, ma nella strada non esistono, strisciano lungo i muri, hanno vite vuote e squallide, fanno per primi quello di cui accusano gli altri e comunque le loro “battaglie” son solo virtuali.

Una vita fintamente splendida sui social, una vita “piena di un vuoto cosmico” nella realtà.

 

Che tempi ragazzi…

La mia generazione è cresciuta con gente come Berlinguer, Moro, La Pira, Gramsci,Marx, loro o i loro scritti erano il nostro orizzonte.

Oggi il 99% della politica non è ideali, giusti o sbagliati, non è servizio alla comunità ma malaffare, losco sottobosco, interessi personali.

Questa gente è avida e triste al contempo, priva di ideali, sogni, prospettiva e soprattutto priva di dignità personale.

Poi si affaccia un movimento (il 5 stelle)salutato da molti con entusiasmo “perchè usa la rete” e quindi per automatismo, democratico (!?!?!). Ma io so che i mezzi non sono necessariamente rappresentativi del fine, prova ne sia che la rete è semplicemente un contenitore, di perle e di nettezza, infatti è anche il veicolo ideale per la pedofilia…

Non mi ha mai convinto questo movimento 5 stelle, ho amici che stravedono e quando ci parli vanno dalle scie chimiche al veganesimo alle lobby della maionese e chi più ne ha più ne metta, concetti politici zero.

Lasciamo fare che pure questo movimento sfacciatamente populista ha un “padrone” e non è così democratico come sembra ma soprattutto raccoglie lo scontento proveniente da ogni dove, soprattutto dalla pancia.

Ne consegue che al suo interno si sforzano di condividere gli stessi principi (?), gente proveniente da estrema destra, moderati, sinistra, apolitici, apolidi, monarchici, ultras e infine annoiati dalla democrazia “tradizionale” vecchia e noiosa.

Un movimento che fin chè  c’è da protestare e puntare il dito si dimostra efficiente e soprattutto implacabile, quando invece ci sarà (ne dubito…) da governare ne vedremo delle belle. Eh si perchè chi raccoglie di tutto senza una storia e ideali alle spalle mi sembra come una famiglia nella quale tentino di convivere la mamma ninfomane, il babbo fervente cattolico, il figlio cacciatore, la figlia iscritta all’Arci anticaccia, la nonna musulmana e il nonno con la tessera della Lega Nord, bello ma impossibile.

Per questo appena ci saranno seggiole e poteri da gestire, le manate voleranno anche in quel movimento e lo sprovveduto che sta al PC a spingere il sogno a 5 stelle si accorgerà di non contare una beata minchia.

Io non butterei il bambino con l’acqua sporca (la politica con certi politici) ma troverei più sensato cercare di “sanare” la politica che comunque è sempre fatta da cittadini e un Parlamento democraticamente eletto, questa è la strada per me.

Il resto lo trovo una illusione ed un inganno, molto pericoloso peraltro.

Se non sai suonare rock, la soluzione non è passare al jazz, è capire ciò che sbagli e migliorare.

 

Io la vedo così.

Occidente e migranti

Tralascio il passato (le ns migrazioni, i furti secolari ai danni del sud del pianeta, trecento anni di schiavitù e sfruttamento, i minori del sud e del far east del pianeta sfruttati dalle multinazionali, il colonialismo, le deportazioni e i campi di sterminio, Israele e la Palestina e via andando.

Tralascio perchè oramai non è più necessario avere in casa la Treccani, basta un PC e la connessione Internet.

Ma anche aver fatto le medie inferiori potrebbe bastare per capire…

La parola d’ordine oggi in Europa pare essere “Facciamo un muro”

Il fatto è che non siamo capaci di capire o fingiamo di non capire che è il nostro sistema occidentale ad essere giunto ad un capolinea, ad un collasso perchè basato sul mero profitto a prescindere dalla felicità delle persone.

Ed ecco in Italia ad esempio, secoli di mafie, ruberie, malapolitica, malaffare, corruzione, incapacità progettuale, vengono ribaltati su poche migliaia di disperati in cerca della mera sopravvivenza.

E’ incredibile come poche persone possano inginocchiare l’economia di un intero Paese, non vi pare?

Non si è perso solamente il senso dell’accoglienza ma anche la capacità di far funzionare il cervello.

Succede così che potentati economici e politici, riescono a mettere poveri contro altri poveri, nel frattempo loro finiscono di raschiare il fondo.

Sapete come sarà il futuro dei vostri figli? Sarà privo di libertà, di lavoro, di possibilità di scegliere su qualsivoglia argomento,   anche sul proprio orientamento sessuale.

In compenso sarà  pieno di terrore, di insicurezza, di ignoranza ma soprattutto sarà pieno di odio, quella cosa che alla fine uccide te stesso.

Questo sarà quello che succederà non affrontando davvero le questioni base, con onestà verso noi stessi e soprattutto chiudendosi al mondo, anche a quello apparentemente sporco e imbarazzante dei migranti.

Allora, sarà davvero tardi per avere ripensamenti, avremo solo rimorsi perchè capiremo di essere stati noi ad organizzare questo inferno per i nostri figli e nipoti.

 

 

Quel che sembra è?

Sino da quand’ero pischello, ascolto Kenny Wheeler che ho sempre trovato gigantesco creativamente, era un jazz mitteleuropeo il suo, un modo di stare sul tempo per me davvero particolare e affascinante. Ancora oggi lo ascolto e penso che nessuno suoni come lui e nessuno scriva come lui, un gigante.

Poi molti anni dopo arriva il web e vedo il documentario della BBC che ci mostra un omino apparentemente triste, dimesso, schivo.

Se non sapessi chi è penserei si trattasse di un modesto impiegato delle Poste inglesi, un cinquantenne scapolo o meglio pinzo, come si dice in Toscana. Con quei pantaloni stirati male, le giacche tristi e il cappotto che gli pende addosso come un fico secco sul ramo.

Te lo immagini la sera, rientrare a casa e c’è solo il gatto che l’aspetta, entra, il felino subito tra le gambe affamato miagola, alza la coda.

Con gesti lenti, usuali appende il cappotto, accende la tv, gli fa compagnia, e mette dell’acqua sul fuoco per cucinare chissà quale scialba schifezza, il tutto in pantofole.

Dopo la triste e solitaria cena, si siede sul vecchio divano che ha il segno del culo e osserva disilluso lo scorrere delle immagini sul vecchio televisore, sopra un centrino ingiallito e un vaso con fiori di plastica.

Mezz’ora dopo dorme con la testa piegata, un filo di bava e il gatto che gli massaggia le cosce col classico tremore delle fusa.

 

Invece no, col cazzo!

E’ Kenny Wheeler, un mito, un mito vero, uno che ha scritto musica immortale ma così va in giro, se ne fotte.

E’ così che sono cresciuti quelli della mia generazione, con gente tosta, gente che alzava la testa e la schiena, gente che aveva il coraggio di scrivere quello che aveva avuto il coraggio di pensare.

I vestiti erano i panni, non c’era maschera, sul palco della musica e della vita, solo scene vere, rischiose a volte bene altre volte male, la vita in sostanza.

 

Ora è tutta plastica, persino il cibo, la fica e la cultura sono in rete e pare figo, democratico. Tutto alla portata di tutti “Venghino siori venghino”

 

In realtà è un mare di merda e per giunta finta, dal momento che non puzza nemmeno. Anche la merda vi hanno fottuto.

 

E quindi?

E quindi quando vedo gente che non vale una beneamata minchia che sale sui palchi preoccupata più del look che della musica, m’incazzo.

Poi attaccano a suonare e pensi che non è l’abito che fa il monaco…appunto.

Imparare ad essere non a sembrare, questo è l’esempio dei Kenny.

 

 

 

Io si, me lo ricordo bene Momar

Ricordo di una specie di intervista di qualche anno fa fatta ad un Senegalese, sapete quelle che cammini per strada, fermi la gente e chiedi al volo una opinione.
Era il 2011 e in Piazza Dalmazia a Firenze erano appena stati assassinati Samb Modou e Mor Diop, un terzo di cui non ricordo il nome, credo che dopo un percorso lungo e doloroso sia rimasto in carrozzella.

Questi ragazzi erano parte di una comunità di Senegalesi che come tradizione hanno il commerciare, non chiedono elemosina, cercano sempre di lavorare, se ci parlate vi spiegano che è una questione di tradizioni e dignità insieme.

Avevano mogli e figli in Senegal Samb e Mor, gente alla quale riuscivano a mandare soldi ma non tutti i mesi.

Io con Momar T (ometto il cognome volutamente) un Senegalese di 40 anni bello e molto alto, ci ho suonate per parecchi mesi.

Viveva a Carrara e ogni volta che dovevamo suonare nella mia zona, io gli facevo il biglietto in rete e glielo giravo, 7 (sette) euro che lui non aveva quasi mai.

Finito il concerto l’ho diverse volte accompagnato in stazione verso le 2.00 della mattina, dormiva su una panchina per poi prendere il primo treno delle 5.00 ed essere a Carrara verso le 6.00, faceva i mercati.

La moglie lo chiamava spesso, anche durante i concerti (ah ah ah) lui mi diceva “Stefano, non mi da pace, un po aspetta i soldi ma un po è gelosa ma tu lo sai, la mia religione mi impone di essere fedele! E io mi limito a osservare ma non andare mai oltre.

Tornò in Senegal dopo il tentativo fallito di svoltare quì in Italia.

Era Musulmano osservante Momar, era una bellissima persona, ogni tanto ci penso e mi chiedo dove sia, cosa faccia e un pò di magone mi viene, perchè ti senti un pò nella stessa barca come essere umano.

Ma torniamo al Senegalese dell’intervista, il giornalista gli chiese una opinione sugli omicidi di Samb e Mor e lui disse piangendo ” Noi giriamo tutto il giorno sotto il sole carichi di accendini e fazzoletti che sappiamo nessuno vuole, io passo da quì (Via Roma) e vedo queste vetrine con i prezzi della alta moda e penso che noi Africani invece abbiamo fame. Noi Africani abbiamo lavorato 400 anni senza mai prendere soldi.
Da quando sono nato, non mi sono mai sentito libero…”

Perciò quando le incrociate queste figure, ricordatevi che son persone come voi, hanno caldo, hanno sete, hanno fame, hanno bisogno di lavorare e hanno pure diritto ogni tanto a farsi girare i coglioni, esattamente come voi…

Ed ho un sogno nel cassetto,mi piacerebbe che qualche cazzo ritto che pontifica sui migranti che vengono a rubà il lavoro, si sentisse di merda, almeno per 5 minuti al giorno.

La gente ai tempi del Lecca

Ieri, alla inaugurazione della targa dedicata a Rossella Casini e poi più tardi al dibattito sulle mafie alle Oblate, ci son state tante persone, soprattutto al dibattito. Mancava una figura istituzionale determinante ma oramai questo livello di politicanti ci ha abituati al fatto che anche su questioni come le mafie, la corruzione, il fascismo, il femminicidio o i diritti base del lavoro, anche su questi argomenti fondanti le nostre comunità, c’è una questione di “schieramenti”.
Ma io lo sapevo che il nostro non sarebbe venuto e perciò ho semplicemente portato a casa la conferma che so con chi ho a che fare, così come lo sapevo quando al suo posto c’era il suo predecessore, stessa pasta di omino di basso profilo, che adesso sta a Roma.
Ma da questa gente io me lo aspetto, son preparato.
Quello che invece mi rattrista è la assenza sistematica dei miei falsi compagni di viaggio, molti dei quali nella “cultura”, son quei personaggi che quando ti incontrano sembrano pensarla come te ma poi non ci sono mai, troppo intenti in due attività tipiche dell’italiota medio e mediocre, leccare deretani per ottenere più raccomandazioni possibili e non farsi mai vedere con quelli che fanno girare le palle al potere costituito, quelli che hanno sempre da ridire, quelli che si vanno a fare anche i cazzi della ‘ndrangheta che pure sta a 900km di distanza (apparentemente…)

Queste persone però ogni tanto si fanno vive e con fervore, lo fanno quando i razzi nel culo li riguardano direttamente.

Ed è quì che puntualmente non mi deludono mai, quando c’è da protestare o formare un comitato perchè il loro teatro non venga soppresso, o la rassegna non venga annullata o il festival al quale dovrebbero suonare non venga soppresso.

L’Italia è nella merda per questo tipo di italiano, non a causa di qualche politicante, è questo tipo di italiano che da ossigeno alla cattiva politica, alla cattiva amministrazione.

 

Perchè lo fa? beh è semplice per vivacchiare, come diceva Carmelo Bene, nel frattempo che lui (soddisfatto) vivacchia, gli arrivano da dietro e gli fanno un bel servizio.

Ho passato anni a spiegar loro che dobbiamo esserci sempre e per tutti, di non fare lotte solo per il proprio orticello merdoso, di interessarsi delle mafie e dei corrotti nelle istituzioni, poichè sennò saranno loro a interessarsi di te ma niente.

Poi quando alcuni di loro mi incontrano mi danno la botta sulla spalla e già questo mi da molto fastidio, poi i più audaci mi dicono “non hai più amici, hai litigato con tutti”

Sarebbe bello riflettessero sul perchè loro non litigano con nessuno.

Magari poter essere Fantozzi

Ci ridevamo da ragazzi, non capimmo che Fantozzi era ognuno di noi, era il potenziale di ognuno di noi. Non era mica facile essere la “merda umana” per questo per alcuni rimase un potenziale inespresso. Poi si cresce e si fanno delle scelte o si viene costretti a farle, qualcuno alza la testa e ci si fa parecchio male, qualcuno la abbassa ed estrae la lingua, altri vivacchiano nella terra di mezzo, tra il lusco e il brusco, è l’italiano medio il maggior rappresentante di quest’ultima categoria.

Non vi inganni la cosa, il vivacchiatore della terra di mezzo lo si trova ovunque, financo nella arti, nella cultura.

Le nuove tecnologie poi hanno levato le castagne dal fuoco all’italiano medio, fare la rivoluzione alla tastiera del PC dopo il cappuccino e il cornetto.

Li incontri per strada e hanno la coda tra le gambe ma alla tastiera ti possono far davvero paura per il livello espresso, si occupano di tutto, dalla politica al calcio, dalla musica da camera al teatro sperimentale, dalla religione al nouvelle cousine, sanno tutto di tutti ma in realtà non sanno una sega se gli spegni il computer.

Poi la minaccia, “Attenti che le lobby  ci chiudono la rete se capiscono che la rete è democrazia, è diffusione delle informazioni superpartes.:.!!!”

Son davvero convinti di poter cambiare le cose a colpi di post sui social, son davvero preoccupati che le lobby e certa politica abbiano terrore di Facebook et similia, la rivoluzione attraverso la rete!!!

In realtà è una situazione fantastica, miliardi di persone disinnescate con una manciata di post giornalieri.Ad esempio c’è chi  fotografa i Vips sullo yact a Porto Cervo accessoriato di fiche paurose  ma poi fa una settimana a Tirrenia nella pensione Marisa, 30 euro al giorno, colazione inclusa, accessoriato con la moglie piena di cellulite e con i capezzoli che puntano a terra decisi mentre lui (il marito)ha le palle ciondoloni come un vecchio somaro.

Ma quando torna a casa ve lo fa vedere lui cari miei, si attacca al mouse e vi rovina a colpi di post, vi fa tremare le gambe.

Capite dunque che chi ci sodomizza H24, non può oscurare il luogo delle seghe, della masturbazione con schizzo nel vuoto (e quindi innocuo)litri e litri di sperma che mai produrranno vita o rivoluzione alcuna.

Siamo dunque circondati, segaioli ovunque.

Poi ci son le sottocategorie, i chiagne e fotte, i pacca sulla spalla, gli amici di tutti e infine  i distratti.

Chiagne e fotte colui che si lamenta con te mentre ti tromba la moglie, il pacca sulla spalla che ti incita a continuare la protesta  mentre lui sorseggia il caffè dalla terrazza sulla piazza,l’amico di tutti parla sempre bene e sempre male di tutti, dipende dalla situazione ma comunque non lo sentirai mai fare nome e cognome di qualcuno.

Infine il distratto; Il distratto è quell’essere strano per cui tu che vivi che sò, mettiamo a Cuneo, organizzi i pulman per fare la marcia anti ‘ndrangheta a Gioia Tauro, arrivi li e lo trovi che sorseggia la granita al bar sul molo mentre tu e altri stronzi sfilate in corteo, è un distratto, gli dicono che c’è malaffare ma lui non lo nota, è distratto appunto e comunque si è ben organizzato per vivacchiare con la sua famigliola in loco.

Nei suoi post non lo vedrai mai scrivere di ‘ndrangheta, di camoora, di mafia, ne starà alla larga da certe questioni, eppure gli sono entrati pure nel culo, a lui, alla moglie e ai figli ma lui preferisce vivacchiare e parlare di dignità e giustizia giusto nel virtuale.

Ecco che forse il male minore oggi sarebbe essere almeno Fantozzi che alla fine la forza per dire che la Corazzata Potemkin era una cagata pazzesca la trovò.