Ferrari e mandolino

Non seguo “seriamente” nessuno sport ma qualche rimembranza di quand’ero ragazzo, fa si che mi piaccia ogni tanto, sbirciare Moto GP e Formula 1, così per passare un’ora. Ieri 16 Settembre 2018 mi son visto qualche minuto di gara, diciamo la partenza. Poi invitato a cena da amici sono uscito ma il risultato lo sapevo già ed i commenti di Vettel nel dopo gara già li conoscevo pure quelli…E’ diventato italiano Vettel, campa di scuse, Mercedes e Hamilton ti fanno il culo ogni volta, punto.

Anni fa una pianista classica cinese, che vive e insegna ad Hong Kong venne ospite da me per un mese ed alla fine mi chiese di iniziare una collaborazione con la scuola di Hong Kong. Mi spiegò che in breve mi sarei arricchito grazie alla smania che certa classe di  cinesi (i cinesi che vivono sull’isola, non hanno assolutamente nulla a che fare con i cinesi della terra ferma…) stravede per arte, moda e cucina italiana. Mi chiese di visitare  prima, alcune delle scuole di musica che conoscevo a Firenze. Fu un bagno di sangue, me ne diede una summa devastante riguardo a mezzi tecnici, organizzazione e logistica delle stesse.In una parola, le crollò il mito italiano.

Il ponte Morandi è crollato da oltre un mese e pare non vi sia ancora il commissario per la ricostruzione. Motivo: tra Lega e 5 Stelle si stanno becchettando sulla nomina ed altre amenità a noi oscure.

Bene, dunque la nomea mandolino, spaghetti e mafia, che anni fa mi mortificò al mio arrivo a Los Angeles, è quà sul tavolo, in tutta la sua tragica verità.

Il mito Ferrari è oramai carta seppia e gli antipatici team menager, insieme all’antipatico Hamilton, si organizzano e fanno polpette di un mito che oramai ha solo il nome, la Ferrari. Si, si vede nelle interviste, i responsabili del box Ferrari hanno più “cuore” la barba incolta, l’orologio a carica manuale Zenith lasciato dal nonno, un fare amichevole, forse è il mandolino? Forse è la pizza? I tedeschi di Mercedes sono freddi, antipatici, poco amichevoli ma calcolano anche come levarsi una caccola e al polso sicuramente hanno un IWC ultima generazione. Non ci parlano dei wurstel o dell’Oktober Fest,, e nemmeno di Beethoven o di Wagner, vanno al sodo, fanno quello per cui son li, in quel momento.

Le scuole di musica, la musica…basta andare su you tube per vedere che talenti (non ancora maggiorenni)  sfornano certi Paesi (non l’italia eh). Noi amiamo campare di ricordi, il bel canto, Toscanini, la Tebaldi, Pavarotti ma anche Urbani, Rota e via e via e poi potremmo passare al cinema, con tutti i giganti, attori, fotografi e registi del neo realismo, ce n’è a mazzi. Ma son tutti morti ed il cinema italiano di oggi, tolto qualche grande talento, non ne è nemmeno l’ombra. Gli investimenti, la programmazione, le selezione vera (e non per raccomandazione) mancano tout court.

Chi in italia, oggi, avesse la fortuna di aver talento, in qualsiasi disciplina, è bene sappia che sarà solo come un cane, dovrà mettere insieme pranzo e cena con mille trucchi da prestigiatore, chi ha talento e va avanti oggi, può essere equiparato ad un Salvo D’acquisto, un eroe vero. Chi ha talento, dovrà anche mettere in conto l’eventualità incomprensibile, di mollare, di lasciare il violoncello e fare il pizzaiolo, perchè è così che va in italia, si sperperano e si umiliano i talenti, la volontà, lo sforzo onesto e incondizionato.

Il ponte Morandi, stessa roba con l’aggravante di quasi cinquanta morti. Stessa inefficienza, stessa mala improvvisazione, stesse piccole meschine lotte di potere che hanno contraddistinto ogni italica tragedia, non ce la facciamo ad imparare, a cambiare. Non ce la facciamo a capire che la proverbiale creatività, il proverbiale saper improvvisare italico, non basta più, il mondo va oggi, ad un’altro passo.

Ecco perchè la Ferrari, anche ieri è campata di ricordi mentre gli altri zitti zitti ci hanno aperto il culo.

Ecco perchè da una banale gara di Formula Uno si può facilmente leggere un Paese intero.

 

 

 

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Cosa temo ci aspetti.

Fino all’epoca Berlinguer c’era una specie di “normalità”, anche il popolo e le sue reazioni parevano “normali”. Destra, centro e sinistra, non pareva difficile schierarsi, far politica, partecipare. In linea di massima c’era anche il rispetto tra avversari. Furono fatte grandi opere, conquistati diritti sindacali e inevitabilmente vi furono anche ruberie sui grandi appalti pubblici. Le mafie c’erano, eccome ma parevano “confinate” in certi luoghi, certe attività, in realtà la ‘ndrangheta stava già internazionalizzandosi, espatriando capitali e competenze.

Poi un delirio,a sinistra soprattutto, da Occhetto in avanti, una pletora di simboli e nomi da confondere anche un veterano della politica. Lotte di poltrone, invidie, orticelli, incompetenze e infine un PD che ha dato la spallata finale. Poco dopo ecco arrivare la sinistra minoritaria, piccoli agglomerati che parevano il nuovo ma che invece si sono accoltellati tra loro, nella confusione di barconi e articoli 18.

Nel frattempo accade un deja vu, l’italiano medio già di per se tendente a destra e spesso al fascio, stufo di questi teatrini inconcludenti, cerca altro e trova un finto nuovo, il 5 Stelle. Evito di descrivere questo movimento che per me usa i mezzi della rete come farebbe Scientology. In tanti si rifugiano li dentro, forse convinti che il modo di far politica, oggi sia questo. Ma appena arrivano al governo del Paese, cosa accade?  Accade che per via di certe dinamiche elettorali, mettono il Paese in mano ad un qualcosa che l’italiano medio sogna da 70 anni: l’uomo solo al comando, l’uomo forte, il “ghe penso mi” berlusconiano ma questa volta rozzo, sbrigativo, finto incolto e astuto manovratore di cervelli assetati più di vendetta che di giustizia.Salvini è uno che ha capito bene, come sfruttare l’attuale livello culturale disastroso dell’italiano medio.

Sta raccogliendo i frutti dei danni culturali fatti anche dalla sinistra, non solo da Berlusconi, come amiamo pensare per scaricarci la coscienza.

Capace di cavalcare tutto e tutti, passa dai barconi, agli artigiani veneti alle mafie. E’ diretto, fino al rozzo, impietoso (nel nome del popolo italiano) giusto, minaccioso con le mafie (a parole) Fa addirittura dimenticare il passato e le ruberie della Lega, talmente abile da prendere voti da chi a suo tempo offese, il Sud.Usa abilmente l’Europa a suo piacimento, ne parla o ne sparla, a convenienza. Maniche di camicia rimboccate, miete il grano come il duce, rispolvera una scenografia mai dimenticata, in fondo al cuore sempre anelata “Uno che si fa il culo e risolve tutto al posto tuo”

E’ la voglia soddisfatta dell’italiano da sempre fascista dentro, la soluzione sbrigativa a mali secolari ad una involuzione culturale devastante, è lui l’uomo che “Ghe penso mi”

Nel frattempo, la sinistra, colpevole di avergli consegnato l’Italia, continua a far salotto nella confusione di idee e nomi. Alcuni ancora cavalcano un effetto, le migrazioni, senza andare a proporre il fare su argomenti che ne sono la causa, senza proporre soluzioni vere e concrete all’italiano medio che non ce la fa per davvero. E dire che risolvere i problemi dell’italiano porterebbe anche alle soluzioni per i disperati che arrivano da fuori. Non ce la fa questa sinistra, vuol cavalcare a tutti i costi una sorta di pietismo da missionario in Africa.

Ecco, vi dico che questo Salvini ce lo terremo per molti anni, questo siamo stati capaci di produrre come sinistra.Nonostante in alcune zone del nostro Paese vi siano menti e forze sane che propongono e fanno, fanno per davvero, anche in Calabria, dove anche starnutire senza il benestare della ‘ndrangheta può essere pagato con la vita. Esiste dunque ancora, una sinistra sana, fattiva, concreta, onesta ma è una piccola minoranza ahimè.

 

La cultura, sta a sinistra?

La riflessione nasce da una serie di pensieri banali ma attuali.Oggi ognuno “fa sciopero solo per se” e finchè un italiano avrà i soldi per la pizza e un lavoro o un lavoricchio, non si interesserà di altri o di altro. Insomma, finchè il “tuo” non viene leso, il resto non ti interessa.Intendiamoci, mica è una novità, no ma certo che negli ultimi anni questo pensiero, questo comportamento è arrivato al parossismo, è diventato strutturale e culturale. Non è mica un caso, chi è cresciuto negli ultimi 20/30 anni, che esempi ha vissuto, che formazione culturale ha avuto?Noi che crescemmo nei 70′ avemmo l’immenso privilegio di venir su con Guccini, Lolli, BMS, Area, Napoli Centrale, Jannacci, Gaber e via e via. Queste persone, quei testi, ci formarono letteralmente, ci diedero un’idea di società ideale. Appunto, gli ideali. Oggi la musica è troppo spesso solo business, intrattenimento di basso profilo, circo, svago, totalmente priva di “visioni” di ideali.Oggi sono una piccola minoranza gli artisti che sognano di “contribuire” al bene comune, alla formazione dei giovani.Quella gente la faceva arte ma faceva al contempo, scientemente, cultura, formazione, addirittura politica in fine. Non era sbagliato ma anzi era fisiologico, giacchè la musica e i testi nascono dal contesto sociale e quindi deve gioco forza occuparsenee al contempo cibarsene.Le fazioni politiche della Sinistra, per decenni si sono arrogate la paternità di questo patrimonio artistico ma non era la musica ad andare verso sinistra, gli artisti non sognavano una società di sinistra ma piuttosto una società giusta, equa, umana,una società basata sul valore dell’inclusione. Era la Sinistra che  prendeva la cultura e incoscientemente, spudoratamente la usava senza farsi domande, pareva fisiologico: Cultura=Sinistra.Oggi, dopo almeno 30 anni di distruzione (ragionata) del sistema scolastico, del sistema culturale, dei luoghi deputati all’incontro ed alla produzione di cultura, oltre che dei finanziamenti, ci ritroviamo cittadini in gran parte sub culturati, sudditi.Cittadini vittime dei fake dei social, totalmente indifesi culturalmente. Una massa priva dei mezzi intellettuali per elaborare una critica, un concetto, una visione di società.La Sinistra non se n’è accorta, ha perso pezzi di cultura pian piano per strada e oggi, in crisi identitaria profonda, continua a far riunioni di partito,di correnti, continua ad usare il politichese “Il tema di fondo è…”  Continua a parlare dei difetti del “nemico” di turno ma io dico che è questo stato di cose a produrre i Salvini e non il contrario.Un risanamento della Sinistra e della società  passa inevitabilmente dalla convinzione  che le arti sono il veicolo principale per formare coscienza, per formare cittadini che abbiano un senso critico, per dar loro i mezzi per elevarsi e fare scelte giuste, eque, per evitare atteggiamenti schizzofrenici.Quindi, ripartire dalla cultura a tutti i livelli, fin dall’asilo. Finanziamenti, spazi, soprattutto questi, convinzione che davvero la cultura è il pass partout delle coscienze. Senza cultura non c’è un Paese possibile, senza cultura, la Sinistra non è differente dalla peggior destra.Il testo di una canzone ha più forza e forgia più coscienze di mille bandiere rosse.Smettiamola di suonare Bandiera Rossa o Fischia il vento alle feste, mentre nel frattempo trattiamo le arti, la cultura come un accessorio, diversamente i Salvini avranno la strada spianata (da noi) e decenni  di gestione del Paese.Meno riunioni segaiole, meno liti di cortile e cultura cultura cultura.

Io la vedo così.

 

 

 

 

Meteorite non ti temo

Si legge spesso che la nostra civiltà, come la conosciamo, si estinguerà, forse per un meteorite. Chi può dirlo ma certo è possibile, pare sia già accaduto. Io però ritengo più plausibile una auto estinzione. Vengo al punto: Chi ragiona come Salvini, si piscia sulle scarpe. Salvini ed i suoi sudditi ululano all’Europa dei burocrati e della finanza, accusandoli di trattare l’Italia come il sud di un continente. Quindi sintetizzerei il comportamento dell’Europa come disumano, impietoso, ingiusto. D’altronde l’Italia è debole rispetto al resto della Comunità Europea…  Ma ecco che Salvini e sudditi fanno esattamente lo stesso con chi è più debole di loro, il migrante “economico” come lo chiama lui, come se migrare per cercare un reddito, una dignità che passa dal lavoro fosse un crimine. Beninteso, Salvini i poveri li odia tutti, neri, lapponi, a strisce o a pallini. Così facendo, Salvini e sudditi danno ragione, legittimano ed alimentano questo atteggiamento dell’Europa della finanza, mettendo davanti alla questione umanitaria, quella economico/finanziaria. Già questo sarebbe sufficiente a rendere grottesco il Salvini pensiero, il fascio pensiero, se pensiero lo vogliamo chiamare.Poi c’è una questione più sottile ma determinante per la sopravvivenza della specie, al di la del meteorite…L’empatia, la condivisione, la pietas. Il Salviniano il fascista ama i bambini. Ma non tutti, i suoi, la sua famiglia. Il resto, tutto il resto è fuori dai suoi eventuali affetti.Una totale mancanza di empatia, di condivisione, di umanità in fine, caratterizzano Salvini e chi lo segue più di qualsiasi altro aggettivo possibile. Chiede empatia e condivisione all’Europa ma non intende darne lui per primo. “Prima gli italiani” è un’altro modo di intendere una “affettività selettiva”  Ergo, chi si dimostra capace di selezionare il bene a seconda  della convenienza è per sua definizione un disumano.Chi seleziona e categorizza le razze meritevoli di bene escludendo le altre, è per definizione un disumano.La pietas, la condivisione, il bene a comando, a convenienza se del caso.Lui e chi lo segue sono un branco di rozzi, di svantaggiati culturali che vedono nel togliere diritti agli altri, il bene comune, la salvezza di un popolo evidentemente eletto , pensate che rozzo ossimoro quindi è la politica di questo personaggio.

Una specie di circo degli orrori che mi declassa il meteorite ad un acquazzone durante la gita in campagna. Questa umanità e disumanità a comando, queste si, ci estingueranno.

Meteorite, non ti temo, ben altro è il mio cruccio.

 

Il Cattopietismo

Il 5 Marzo 2018 è stato ammazzato a Firenze Idy Diene africano di mezza età, padre adottivo e marito. Idy è stato massacrato da una sola persona con sei colpi di rivoltella, tutto il tamburo del revolver, poi i colpi erano finiti.Una gran parte della città ha reagito al fatto come ad un qualsiasi fatto di cronaca minore, una minoranza, la solita, ha reagito in tutt’altra maniera partecipando al dolore della famiglia di Diene e promuvendo iniziative insieme alla comunità senegalese fiorentina, che vorrei ricordare conta ben altri due esecuzioni in piazza, sempre in città, nel 2011 Samb Modou e Mor Diop, questi due erano inoltre dei ragazzi. Trucidati con una Smith&Wesson .357 Magnum, una specie di cannone tascabile che può fermare un rinoceronte in corsa con la sola forza cinetica del bossolo…non il temperino del boy scout…L’omicida, un’altro razzista, Gianluca Casseri, frequentatore di casapound.

Noi italiani siamo purtroppo “abituati” ai servizi, spesso giornalieri di femminicidi o tentativi andati in parte a buon fine (Acido, benzina etc)che spesso trattano  di ragazze o ragazzine. In questi casi, se la donna se la scampa viene spessissimo sfigurata per sempre e comunque fortemente menomata nel fisico e nella mente.

Tutto sembra essere parte di un copione zeppo di brutture umane, razismo,esclusione del diverso, visione distorta delle relazioni mascherata da amore, gelosie che equiparano una persona ad un oggetto del quale disporre e via andando. Comunque la giriamo, specchio di una società per nulla moderna, evoluta, acculturata ma piuttosto una società profondamente malata.

Vorrei però sottolineare qualcosa di preciso che lega i fatti assieme. Quando viene stuprata, menomata o uccisa una ragazza, parte tutta una serie di servizi che hanno più a che fare col gossip col voyer che c’è in ognuno di noi: come era bella, era bionda con gli occhi azzurri, che sogni aveva e via andando. In sostanza si va a sottolineare che il valore di una vita è legato al nostro concetto/valore di bellezza (spesso solo estetica)Ne consegue non solo che se sei men che bella hai meno diritto di vivere ma si da forza paradossalmente al concetto maschilista di bellezza. Insomma si da ossigeno e credibilità a molti femminicidi “La amavo era bellissima, ero invaghito etc” Negando che la bellezza è un concetto molto complesso ed è meno banale di un paio di occhi azzurri o un naso rifatto.Tutto questo pietismo, legato alla bellezza, ai sogni, in fine alla funzione di fattrice, per me è molto legato al catto pietismo.

Nel caso di Idy Diene, non c’è stato nemmeno questo tipo di pietismo, nessun giornale mi pare, ha scavato in chi era questa persona, che cosa sognava, che cosa sperava.

Sul ponte Amerigo Vespucci, il 5 Marzo 2018 è morto un negro, in una sparatoria (visto che sparatoria prevede uno scambio di colpi…forse Idy si è difeso con quei pochi ombrelli che sperava di vendere per portare un tozzo di pane a casa)

Quindi oggi imparo che i negri e molti altri esseri umani sono non solo un sotto prodotto ma che pur avendo una vita, non hanno sogni.

A conclusione di questa piccola e superficiale riflessione possiamo affermare che nell’Italia di oggi  ci sono almeno quattro categorie in ordine di importanza: uomini, donne, negri, animali domestici.

Punto di non ritorno?

In passato, in Europa sappiamo esserci state molte fasi economiche differenti, che hanno creato alti e bassi nella società e in fine inevitabilmente nella cultura. L’esperienza fatta direttamente o letta sui libri di storia, ci ha reso arroganti nel pensare che prima o poi ci sarà una ripresa che coinvolgerà i due aspetti sopra citati. Una sorta di nuovo Rinascimento fiorentino, nazionale ed europeo.

Io non credo che questa volta accadrà  e i fattori sono molti. E’ come quando una persona si ammala di varie malattie, fino ad un certo livello, fino ad una certa età biologica il corpo ha le energie e le risorse per recuperare, oltre una certa soglia si muore, è fisica elementare.

Questa crisi dura da tanto tempo, troppo, ed ha coinvolto il 99% degli strati sociali, in Europa e naturalmente in Italia.

Due parole sulle arti, sulla cultura, il resto, economia e sociale son troppo complessi per potermi permettere di affrontarli.

Questione primaria , rispetto al passato le questioni sono oramai troppo intrecciate tra molti Paese e gli interessi pure, vedasi le guerre di vario tipo, armate ed economico culturali. Il che rende la matassa indistricabile senza falcidiare milioni di persone.

Questione “secondaria” nel declino perverso è iniziata una vera e propria strage di istituzioni culturali, operatori, artisti e tutto ciò che gira attorno. Questo ha irreversibilmente distrutto un patrimonio materiale ed umano irriproducibile, infine, l’ultima vittima, il pubblico, il fruitore, truffato con prodotti scadenti venduti per arte.

Quando una azienda fallisce, scompaiono i macchinari, la materia prima, gli operai e la dirigenza, insieme a questi, per mancanza di ossigeno, muore tutto l’indotto.

La morte delle arti creerà una società disumana, indifferente ed insensibile, con effetti che io prevedo catastrofici.

Come un episodio che accade a migliaia di chilometri da noi, prima o poi ci coinvolgerà nel suo effetto, così la scomparsa di un artista ha lo stesso effetto.

La soluzione io non la conosco, è troppo vasto e profondo questo terremoto ma  se non la mia generazione, è certo che le prossime si troveranno di fronte ad un contesto sociale ed economico devastante.

Nel frattempo, in maniera miope, ci preoccupiamo di chi sbarca per “invaderci” e imporci la propria cultura. Non è un male, la nostra è già morta, solo che molti non se ne sono accorti e continuano a programmare il proprio futuro, personale e familiare, quando un futuro non potrà esserci, almeno non come siamo abituati ad aspettarcelo.

 

In campana…

Il declino è solo in certe scuole?

Ho scritto anche di recente  alcune mie personali considerazioni sullo stato delle scuole di musica nell’aera metropolitana di Firenze. Cerco adesso di approfondire un po. Le scuole sono tante,forse troppe(?) gli allievi talvolta non abbastanza e spesso  non abbastanza motivati. Molte scuole sono in sofferenza quindi. Molte di queste scuole le conosco molto bene altre meno, altre ancora per niente per cui “sparerò” nel mucchio cercando di fare una media  e forse qualcuno potrà sentirsi offeso ma la mia intenzione è dare uno spunto di riflessione a chi lo voglia raccogliere, non certo offendere qualcuno.

Dunque, penso che alcune scuole abbiano una pessima dirigenza,spesso incompetente a livelli imbarazzanti, altre insegnanti discutibili, altre un tipo di offerta di basso profilo, altre una offerta confusa, altre ambienti e/o attrezzature troppo obsolete, alcune hanno un mix di queste pecche, altre le hanno tutte. Basterebbe sostituire una dirigenza o riverniciare i muri e comperare qualche pianoforte nuovo? Uhm vediamo ma temo di no.

Perchè c’è questa situazione? Ed ecco che vado ad analizzare cosa è accaduto dal 1981 anno in cui con altri amici aprii il Laboratorio Musicale Periferico, al tempo se non ricordo male, le scuole in città era due o tre.

Studiavo jazz e qual’era la situazione o meglio il mio ricordo , la mia percezione di questa? La maggior parte degli allievi era perfettamente cosciente che iniziare un percorso voleva dire studiare e a seconda del livello che ti eri prefisso, lo studio poteva essere gran parte della tua giornata. Alcuni dei miei allievi di allora sono oggi grandi professionisti, io ho vi misi molta passione ma lo studio ed il talento era il loro.

Il lavoro vero, nei clubs richiedeva un livello tecnico abbastanza alto e fare un disco era una cosa molto difficile perchè impegnativa e costosa.

Nei primi anni ottanta suonai col mio quartetto al Salt Peanuts di Firenze e nello stesso mese, in cartellone c’era il quartetto di Chet Baker, Tiziana Ghoglioni, Pietro Tonolo, Barry Altshul ed altri pezzi da 90, questa era l’aria che tirava…

Oggi molte scuole si sono tristemente adeguate alla qualità media della società, dell’iscritto che è credetemi molto abbassata nell’impegno profuso, nella coscienza di ciò in cui ci siamo imbarcati e delle illusioni che ci stiamo facendo. Le aspirazioni invece sono paradossalmente cresciute,talvolta a dismisura, si vuole subito un microfono buono e i processori vocali, o uno strumento professionale,si vuole subito un palco ed un pubblico, si vuole fare subito un CD e possibilmente finire in TV. Ne consegue che oggi sui palchi si va dalla buona performance al fare pena.La scuola oggi non ha il coraggio, non ha la forza di dire “Guarda che questo strumento non fa per te,la musica non fa per te, lascia perdere” Eh no perchè quello è un “cliente” e quel cliente si trasforma spesso in un vero affare a basso costo per chi organizza musica dal vivo.

Ma io non faccio il fornaio, ma anche il fornaio il pane deve farlo bene…, io formo delle persone, posso contribuire a formare la loro mente, posso formarle addirittura come esseri umani attraverso la musica. Posso farne una bella persona, o una brutta persona, Uno cosciente o un illuso. Un artista o un saputello arrogante e vuoto. Come scuola e come insegnanti abbiamo quindi una responsabilità esagerata, talvolta però sconosciuta all’insegnante stesso.Ecco perchè va trovata la forza di dire la verità alle persone.

Su questo si è anche inserita una crisi economica, sociale, etica e culturale mai vista prima, un qualcosa che ci fa, forse giustamente pensare, ad un declino della nostra società.

Ma perchè certi insegnanti, certi allievi, perchè son così?

In un contesto (Un Paese intendo)economicamente in crisi, si insinueranno in maniera lenta e subdola stili di vita e comportamenti sbagliati, scorretti, che poi diventeranno cronici, strutturali ed infine culturali. La scuola che ha pochi iscritti abbasserà il livello, inizierà a proporre cose discutibili (Quì si suona subito…) a vendere lucciole per lanterne insomma, e poi il musicista al quale è crollato il lavoro in studio o nei live proverà ad insegnare ma magari non sa farlo o peggio non ha passione nel veder crescere un allievo. Infine c’è l’allievo, spesso visto solo come il “cliente” lui vuole appunto studiare poco e veloce perchè in quattro e quattrotto vuole essere “famoso”, non bravo, famoso…

In questa tragedia ci voglio infilare anche i diplomi di jazz in biennio. Ammesso abbia un senso insegnare certe cose (ma qui si aprirebbe una discussione infinita, perchè in fondo anche insegnare jazz potrebbe essere discutibile…) io per capire Monk ad esempio, ci ho messo molti anni di lavoro, di studio, lo step successivo, suonarlo, mi ha preso altri anni, molti. Per cui certe cose forse hanno un senso, altre sono talvolta solo un “postificio” posti nei quali si rifugia  (a buon diritto per carità, tutti dobbiamo mangiare) chi vede crollare il suo mestiere di concertista e/o turnista e li trova uno stipendio garantito, una vecchiaia sicura.

Io temo che la soluzione non ci sia, benchè tra tutti i personaggi che ho coinvolto in questa mio superficiale approfondimento, credetemi c’è un sacco di brava gente e un sacco di gente competente o studiosa. Il fatto è che le scuole, gli insegnanti e gli allievi vengono dalla società, dal mondo civile, vi crescono, vi si istruiscono, vi si formano. Ma la società com’è oggi? Corrotta, stanca, delusa, ingiusta, non abbastanza meritocratica, iniqua, piena di illusioni, impitosa, indifferente etc etc.

Una mia cara amica cinese, insegnante di pianoforte classico ad Hong Kong pochi anni fa si iscrisse ad una master class per piano classico in una scuola fiorentina, una scuola  molto nota(…). Rimase sconvolta dal fatto che lei stessa era molto più brava dell’insegnante.Parliamo di una Master class non di un corso qualsiasi…Così a volte si fanno le cose, male, con leggerezza. La nostra società attuale per me è molte di queste cose ed altre ancora, ecco perchè personalmente sono pessimista pensate un po anche sul futuro delle scuole di musica.Non credo basti risistemare la tinteggiatura della scuola , cambiare qualche insegnante o cose simili, temo sia una questione globale, di società tutta. Il ripristinare regole nuove, l’abitudine a dire le cose come stanno, a fare una cosa se davvero ci crediamo, all’onesta verso se stessi prima di tutto.Un cambiamento della società è cosa difficilissima, può richiedere generazioni ma senza dubbio bisogna volerlo, desiderarlo e in vece troppa gente si trova bene nella fluidità della melma, ci sguazza.Ma temo sia l’unica via d’uscita, non è sufficiente essere ottimi e motivati insegnanti in un’ottima scuola se poi mi arrivano a lezione persone con la mente distorta nei pesi e nelle misure.

Per intanto, per non stare fermi ad aspettare la morte, penso, come ho già scritto sui social giorni fa, che le scuole, potrebbero intanto iniziare a parlarsi, confrontarsi,fare squadra, associarsi e lavorare in uno spirito comune.

 

Questo il mio pensiero, nel bene e nel male e con i dovuti errori, umanamente inevitabili.

Non c’è nulla di sbagliato ad essere sbagliati.

Basta poco a far star male una persona, a farla sentire una persona “sbagliata”, soprattutto se giovane, inesperta della vita come è logico che sia. Oggi giorno poi la cattiveria raggiunge subito e facilmente gli altri col web. Ti siedi alla tastiera e in pochi secondi puoi devastare una persona, così.Ma come è fatta una persona sbagliata, cosa significa esserlo e poi chi lo decide!Quando ero bambino in casa, genitori e nonni mi chiamavano bastian contrario, ero spesso in disaccordo ma cercavo sempre la discussione, il confronto, per come può essere a quell’età.Sinceramente non mi rendevo conto di questo ma ricordo che ero molto spesso a disagio, soprattutto odiavo tutte le convenzioni e le ricorrenze che tutti festeggiavano, a partire dal compleanno, non saprei dire perchè, era così e basta.Crescendo, gli amici presero il sopravvento sulla famiglia, amavo stare più con gli amici che in famiglia, non lo nego.

I miei miti, crescendo, divennero e me ne rendo conto oggi, tutti gli sfigati, i contro corrente, Tenco, Endrigo, Guccini, Lolli, De Andrè ma anche e soprattutto il Banco del Mutuo Soccorso, gli Area, Napoli Centrale. Tutti musicisti, si perchè in casa mia i libri non son mai esistiti ed io che in 59 anni ne ho letti una decina, penso di essere il più erudito in famiglia. Mia mamma, classe 1932 con la prima elementare, da bambina andava scalza da Firenze a Prato a chiedere l’elemosina bussando alle porte. Mio babbo classe 1923, quinta elementare presa al collegio di Santa Marta a Coverciano. Era finito li a 10 anni perchè mio nonno se n’era andato di casa lasciando moglie e 5 fratelli bambini senza sostegno ne economico ne affettivo, era sparito, punto. A 18 anni mio babbo fu spedito dal collegio, con una lettera di presentazione in tedesco, alla Heinkel a Rostock, Mar Baltico, un posto nel quale, alcuni inverni molto freddi, il tratto di mare tra la Germania e la Danimarca si ghiaccia e come mi raccontava mio babbo ” Ci passano sopra i Tigre” La domenica, lo svago di andare con altri ragazzi operai italiani a vedere le onde del Baltico e sognare casa.Quindi eccolo in Germania del nord nel 1941 a fare l’apprendista alla fabbrica di aerei, mandava i soldi a casa. Poi arriva l’otto Settembre del 43 e l’armistizio di Badoglio. Mio babbo, come molti altri disperati, passa da operaio a internato nei campi nazisti.Io tutte queste cose me le ricordo, per me sono una mia personale cicatrice perchè era nella carne dei miei genitori ed io non posso liberarmene.

Oggi il mio andare contro corrente, a modo mio, che sia nella musica o nel teatro ma anche nei miei comportamenti giornalieri, rappresenta per me anche una sorta di rivalsa per quello che i miei hanno dovuto affrontare ma mi viene naturale per fortuna. Mi piace essere uno “sfigato” uno che fa cose strane e si comporta in maniera strana. In una società che ci vuole consumatori uniformati, io mi dibatto e rendo arduo questo compito, anche se ne pago il prezzo, ovvio.Per questo dico ai genitori, se ritenete di avere un figlio “strano” un figlio fuori dai soliti schemi, accuditelo, tenetelo da conto e considerate questa cosa che vi è capitata, una ricchezza che capita a pochissimi genitori fortunati, anche se questo crea delle sofferenze.Io oggi forse capisco perchè i miei genitori hanno sempre maledetto il mio anticonformismo, una condizione che mi ha sempre accompagnato fin da bambino, loro hanno avuto, come molti al tempo, una esistenza tremenda ma io vivo il mio tempo. E credo che ilmio più grande ringraziamento nei loro confronti, sia proprio quello che hanno sempre maledetto, il mio andare contro corrente, la mia libertà in fondo.Io la pago ogni mattina e ogni sera ma me la posso ancora permettere.D’altronde essere contro corrente costa, quindi genitori e figli pagatene il conto sorridendo.

 

Una nota è abbastanza

Chi mi conosce sa quanto io insista nel cercare di capire la differenza tra le cose, strumentista, musicista, artista ma anche compositore e arrangiatore ad esempio. Oggi giorno invece, molto spesso tutto viene offerto con molta leggerezza ed inevitabilmente appiattito. In questo articolo vi parlerò di una nota, la nota Do o C nel linguaggio anglosassone.Precisamente il C3 o Do centrale, quello che sulla tastiera di 88 tasti di un comune pianoforte si trova nel mezzo, a metà. Il C3 si trova su quella riga dell’endecagramma che separa i due pentagrammi del pianoforte, quello della chiave di F o basso e l’altro, quello della chiave di G o violino o se preferite, mano sinistra e mano destra, grossolanamente parlando.Ora proviamo a descrivere cosa possiamo farne di questa nota prima di decidere di suonarne un’altra. Immaginiamo di suonare questa nota scegliendo uno strumento preciso, una tromba in Bb, la classica tromba che tutti conoscono, la più diffusa. Intanto essendo una tromba tagliata in Bb quindi strumento traspositore, per ottenere un C “reale” dovrò scrivere e suonare un D!!! Quindi anche l’ armatura di chiave cambierà per me trombettista e la tonalità di impianto idem!!! Se siamo in tonalità di C maggiore o della relativa A minore  reale, il piano, il basso, la chitarra, il flauto traverso, il violino etc non avranno niente di niente in chiave. Invece noi avremo due # (diesis) perchè ci troveremo in D maggiore o nella sua relativa minore, B, stesso destino per gli altri strumenti in Bb, i sax tenore e soprano (Ma il tenore andrà scritto in altra ottava). Se avessimo un sax contralto la differenza sarebbe una sesta maggiore col pianoforte ed una quinta giusta con noi trombettisti e tutto cambierebbe ancora!!!

La nostra nota:

Altezza/ottava, quale C suonare?Intensità/dinamica lo suono piano, forte mezzo forte o fortissimo?Timbro, chiaro, scuro, squillante,ovattato!Pitch, calante, crescente, calante all’inizio e crescente dopo o viceversa, centrato.Attacco, forte, piano, staccato, staccato legato, legato. Rilascio.Divisione ritmica, quanto decido di farlo durare questo C?Con quale intenzione sto suonando questo C? A cosa sto pensando mentre lo suono? Cervello, tecnica e cuore/intenzione.

Non siamo ancora a molto, abbiamo eseguito solo una semplice nota, ne serviranno forse altre a seguire per poter fare una pur semplice melodia ma potrebbe anche rimanere questa sola nota e potremmo cambiarle gli amici che le stanno intorno, altre linee melodiche, basso, accordi, ritmica…

Pensate che ancora siamo su aspetti tecnici, ne abbiamo accennato con le parole “cuore e intenzione” ma non abbiamo ancora descritto cosa vogliamo ottenere con questo C, che cosa vogliamo dire, come, a chi, perchè, quando.

Non ci sono ancora altri strumenti intorno a questo C e voi sapete che se ad esempio ci metto un G sopra, il rapporto C/G diventa una quinta giusta, se inverto ed il G lo metto sotto, l’intervallo mi diventa una quarta sempre giusta, il suono prodotto da questi due bicordi cambia e parecchio!!! Poi la relazione ritmica tra questi due suoni, quella timbrica, quella dinamica. In fine il basso e gli accordi, tutta roba eseguita da altri strumenti.

Se volessimo esagerare ci potremmo poi aggiungere un testo e forse quanto fin qui elencato, potrebbe complicarsi a causa di un elemento potenzialmente destabilizzante, il testo, cioè la parola, come pronunciarla, quando, con quale intensità, con quale timbro e naturalmente con quale “intenzione”!!!

 

Ecco, adesso anche chi tende a sottovalutare un mestiere o chi tende ad usare con faciloneria parole come musicista, artista, capolavoro, progetto, composizione e via andando potrà darsi una regolata e potrà se lo vorrà, rispettare il lavoro di molte persone.

Ed abbiamo parlato solo di un Do.

 

 

 

Più fornai meno artisti

Vedo diversi manifesti e annunci video di insegnanti di musica che dichiarano apertamente una parte determinante della loro “offerta formativa”: il divertimento.
In generale ritengo personalmente importante “alleggerire” una certa parte del lavoro, dello studio.
A volte però questo diventa causa ed effetto (negativo) al tempo stesso. In un tempo nel quale la pasoliniana frase “Allenare i giovani alla sconfitta” diventa incredibilmente necessaria, trovo criminale questo remare contro a tutti i costi anche quando la natura ti dice “Sei alto un metro e quaranta, non puoi giocare a basket nei professionisti…”.
Già zeppi di programmi tritacarne nei quali tutti sono aspiranti artisti o aspiranti chef, sarebbe buona cosa tornare a parlare di scuola, di impegno, di sforzo, di fatica , di premio e appunto di sconfitta da elaborare, da accettare soprattutto.
Eh si perchè ottenere certi risultati non passa affatto per il divertimento ma richiede uno sforzo ed una costanza che chiamerei addirittura fede, o come mi diceva mia mamma, fissazione.
L’allievo che non studia se non si diverte è un pessimo allievo, io non lo vorrei, l’insegnante che promette risultati divertendosi è un pessimo insegnante se onesto, un truffatore se disonesto.
Gli insegnanti e le scuole che promettono risate a crepapelle nello studio son le stesse figure che poi si lamentano del crollo di iscrizioni o della “concorrenza sleale e scadente nei live”
Siete voi che mettete in giro orde di illusi incapaci strimpellatori.
Non chiedo la parrucca alla Handel e la faccia scura piegati sul pentagramma ma per favore provate ad immaginare una via di mezzo.Se mi voglio divertire non vado a scuola, vado al luna park, a scuola ci si va per studiare, per crescere o magari per scoprire che non siamo tagliati per quella cosa.L’insegnante che regala lodi a tutti è un bugiardo, il genitore che ti chiama genio incompreso è un frustrato che cerca la rivalsa nel figlio.E allora vedi che molti non cercano di diventare bravi ma “famosi”. Io agli allievi dico sempre che se vuoi diventare famoso non serve farsi il culo a scuola, esci, accoltelli uno e domani mattina sei certamente sul giornale.Non tutti possono fare gli “artisti” e d’altra parte c’è un gran bisogno di fornai, il pane ci serve tutte le mattine…Non è nemmeno una necessità dell’anima, è una bufala credetemi, vedo tanti “artisti” tristi e squattrinati, la maggior parte per lo più, al contrario vedo molti fornai soddisfatti e col conto in banca.Andrebbe fatta chiarezza tra l’hobby trattato al pari della settimana bianca, del tennis o della pedalata e la vera necessità mentale del fare musica e amenità simili. Un hobby è una cosa che può basarsi su di un impegno relativo, sul cazzeggio addirittura. La stessa attività se portata davanti ad un pubblico e se il pubblico addirittura paga per venirvi ad ascoltare…beh la cosa cambia.E qui si entra nella questione del “mercato”. Tanti operatori del settore mi dicono di non preoccuparmi, che sarà il mercato a fare chiarezza, a distinguere il dilettante (scadente) dal professionista (di qualità) o se vi sembra più democratico, la roba buona da quella tirata via e dozzinale, sempliciotta.Questo è vero solamente in un mercato sano, il nostro è invece un mercato completamente falsato da miti farlocchi, incapaci che però hanno il santo nel posto giusto etc.Accade più spesso di quello che si pensi che allievi (spesso poco portati o svogliati) abbiano più serate live del loro insegnante. Il motivo va ricercato in due aspetti che tra l’altro rappresentano il classico cane che si morde la coda: Un pubblico culturalmente scadente, una programmazione ed una gestione del settore assolutamente scadente.Programmazioni scadenti generano pubblico scadente che a sua volta richiederà programmazioni scadenti.Ah a proposito, non se ne può più nemmeno delle cover band, che sono una copia ingiallita e fuori contesto temporale/storico dell’originale. Persino una scureggia è irripetibile così come fu in origine, figuriamoci.D’altra parte oramai da anni la figura del fare arte è stata distorta, sminuita, umiliata ma soprattutto è stata semplificata.

Oggi chiunque prenda in mano un microfono, una chitarra fa automaticamente l’artista, ergo fa arte. Definire cosa sia arte e cosa non lo sia, è infattibile, in troppi ci hanno provato ma la risposta pare non esistere. Però, che facciamo arte o no, che pensiamo che quello che stiamo facendo ci abbia a che fare o meno, ci dovrebbe incutere un certo rispetto, un timore, una prudenza. Chi nel passato ha fatto cose memorabili era così, aveva un passo che altri non avevano ed era mediamente gente che in quella cosa ci ha speso tutta la vita. Prendete Thelonious Monk, Charlie Mingus, Glenn Gould, Maria Callas, Eduardo De Filippo, Totò, Anna Magnani e la lista sarebbe ancora lunghissima in molti settori, queste persone hanno investito tutta la giovinezza ed ogni minuto del loro tempo per studiare, approfondire, migliorare e creare o provare a creare.Ecco che ci hanno lasciato più di un messaggio, uno sicuramente: se devi dire qualcosa, cerca di avere qualcosa da dire. Ecco che allora ti rendi conto che serve amore, cultura, nozioni, tecnica, fantasia, creatività. Serve decidere che questa cosa sarà la nostra vita comunque vada.

Ecco come è difficile, costoso, sputtanante, miserabile fare l’artista, in qualche maniera è una disgrazia.

Quindi mi auguro che molti presunti insegnanti cambino mestiere, che molte presunte scuole chiudano i battenti e magari che aumentino in maniera considerevole forni e fornai.

 

 

 

 

 

 

Punto e a capo.