Radici e un monito.

Ognuno di noi potrebbe raccontare di storie sui propri nonni e sui genitori, chi non ne ha da dire. Vorrei accennare però almeno qualcosa sui miei genitori per non essere ingiusto. Il mio babbo si chiamava Abramo, classe 1923 abbandonato da mio nonno con gli altri tre fratelli, tutti maschi, finisce ancora bambino nel collegio di Santa Marta a Coverciano  e li prende la quinta elementare. A diciotto anni, con una lettera in tedesco scritta dalla direttrice, viene messo su un treno per Rostock, Germania del mar Baltico. Fa l’apprendista alla Heinkel, fabbrica di aerei da guerra, siamo nel 1941. Nel Settembre del 1943 come gli altri, passa da operaio a internato nei campi di prigionia per via di Badoglio e dell’armistizio.La mamma Anna e’ del 1932, finita la prima elementare viene ritirata da scuola per essere mandata ogni mattina, insieme alla sorellina Lidia da San Piero a Ponti a Prato a chiedere l’elemosina alle porte, scalze anche d’inverno.Sono stati buoni genitori tutto sommato, persone oneste come si usa dire, dedite alla famiglia. Ma si sa che ognuno di noi è in parte  il risultato del proprio vissuto e così mio babbo era abbastanza autoritario e non accettava discussione alcuna, forse per via del collegio. Aveva problemi evidenti nel mostrare affetto in un abbraccio o un bacio, mai dati, e questo lo attribuisco all’essere stato abbandonato da bambino.La mamma era più la tipica mamma ma anche lei con gli stessi limiti affettivi del babbo. Eravamo bambini io e mio fratello, più grande di me di tre anni, quando un giorno giocando, lui sul balcone io in strada, cade di sotto.Trauma cranico ed alcuni giorni di coma,poi si riprende bene ma quando ha la febbre oltre 38° tende a delirare, questa cosa ancora oggi che ha sessantaquattro anni.I miei genitori mi hanno sempre incolpato di quel fatto dicendomelo ogni volta ce ne fosse l’occasione o dicendomi che ero nato per sbaglio, che non ero stato voluto. Mio fratello è cresciuto con una gelosia verso i propri giocattoli da bambino e degli oggetti da grande, quasi patologica ed un rifiuto totale delle relazioni anche con me.Ricordo che se toccavo un suo giocattolo, mia mamma mi intimava di rimetterlo al posto prima che lui rincasasse in maniera non si accorgesse che lo avevo toccato. Quando accadeva che se ne accorgesse, erano drammi con la mamma che lo consolava. Anche quando stava male anche per un mal di denti dovevo prendere la bici e correre in farmacia, cosa normale se anche lui lo avesse fatto per me, come fratelli intendo.

E’ così, in tutto e per tutto anche oggi. Io ho avuto la reazione di cercare amicizia e affetto fuori casa “Tu pensi solo agli amici” mi dice mia mamma da sessantuno anni con un tono dispregiativo. Regalavo sempre qualche cosa agli amici, un giocattolo, o un oggetto qualsiasi che non usavamo abbastanza  e questa cosa era molto mal vista in casa fino a considerarmi uno con poco cervello e poco senso della vita. Non credo fosse pura generosità la mia, quanto la ricerca di riconoscimento, di approvazione, di affetto in fine.Ancora oggi ho grossi problemi affettivi e cerco sempre il consenso degli altri continuando ad auto alimentare una disistima di me stesso.Ancora oggi mia mamma, ancora viva, mi tratta come un fallito, una cosa riuscita male “dirazzata” come mi dice spesso.

Vedete come è difficile fare i genitori, e neanche a me è riuscita benissimo questa difficile arte,siamo tutti, almeno in parte, frutto di chi ci ha preceduto e se un cambiamento lo tentiamo, è pur sempre basato sui mezzi che ci sono stati forniti da chi ci ha cresciuto.Per questo raccomando ai genitori di trattare ed amare i figli alla stessa identica maniera. Considerandone le differenze del carattere ma cercando di essere equi e questa è l’unica cosa che sono riuscito a fare, credo.Comunque ritengo fondamentale riflettere sul fatto che il nostro comportamento da genitori formerà in un modo o in un altro le persone del futuro, per un bambino può essere determinante quello che per noi è un dettaglio insignificante.

Spartite se potete , amore, rispetto  e attenzioni in parti uguali come fosse una pozione salva vita, è la cosa che loro apprezzeranno o soffriranno di più.

In bocca al lupo, perchè è un mestiere difficilissimo e i danni non sono riparabili.