Anche il ragazzo bruciato a San Ferdinando ci vedeva come la terra della cultura.

In molti tra i colleghi mi hanno sempre suggerito di non mischiare musica e politica ma per chi come me è cresciuto con Banco, Area, Napoli Centrale, Lolli, Guccini, come si fa? Poi venne il tempo dello studio ed una nuova fase della vita ma anche li, incrociai Max Roach, Abbey Lincoln, Archie Sheep,Liberation Music Orchestra, tutte persone che risvegliavano vecchi fuochi forse sopiti dallo studio di scale e accordi. Alla fine mi ci riconosco, non posso farci nulla ma come ho sempre detto, prima che un musicista io sono una persona e tocco la vita, come il muratore,come il falegname, come tutti insomma.L’arte che tenta di prendere le distanze dalla vita mi ha sempre lasciato l’amaro in bocca e per me è edonismo, il musicista che per convinzione o per convenienza si volta dall’altra parte non mi è mai stato simpatico.Nessuno è al di sopra di nulla, tutti siamo immersi nella vita e le sue cose, belle e brutte e le arti, come scrivo spesso, hanno il privilegio ed il dovere di contribuire al miglioramento della società, hanno il compito di illuminare le coscienze se possibile.Chi straniero sognava il nostro Paese pensava a Caravaggio, Dante, Michelangelo, Bernini, Verdi, Puccini ed alla fortuna di chi in questo Paese ci è nato e cresciuto.Ho sempre dato valore alla mia immensa fortuna di essere italiano, di essere nato a Firenze, di avere gli Uffizi,le cappelle Medicee, il Ponte Vecchio a cinquecento metri da casa. Prendere un caffè sotto la statua di Dante in Santa Croce.

Ho incrociato altre volte Adelmo Cervi ma ieri ho avuto il raro privilegio di averlo accanto sul palco e di passarci tutto il pomeriggio insieme. E’ un vecchietto adesso Adelmo, la voce e le gambe tremano, le mani sono poco sicure ma tengono stretto l’ultimo suo libro “Mi raccomando ragazzi, comperate il mio libro, oggi ne ho vendute dodici copie” Ha una piccola pensione da contadino Adelmo e come tutti i suoi fratelli, la terza elementare perchè come racconta, dopo la fucilazione dei sette fratelli, lui a undici anni dovette andare nel campo per dare da mangiare alla mamma e le zie vedove.In quei “Campi Rossi” dove tutta una famiglia lavorava e mandava avanti protesta e innovazione agricola, dal giorno dopo l’arresto fascista, rimasero solo i nonni Alcide Cervi, la nonna Genoeffa Cocconi e i nipotini, tra cui Adelmo. Gli Adelmo oggi sono tutti vecchietti fragili e pur fieri non potranno più toglierci le castagne dal fuoco, spetta a noi oggi volenti o dolenti. Quella famiglia pagò con sette vite su sette figli, noi cosa siamo disposti a pagare?

Nella baraccopoli di San Ferdinando, in Calabria, un’altro ragazzo, un disperato è morto bruciato vivo ed ecco che la giornata di ieri con Adelmo assume molti significati. Morte queste ultime persone, molti gli ultimi Partigiani, come faremo.Cosa rimarrà di questo Paese, delle sue idee del suo umanesimo e della sua bellezza.Ed ecco che le opere di Caravaggio, Dante, Puccini, rimarranno muti cimeli polverosi di una civiltà che fu maestra di arte e di vita.Non avrà più nessuna importanza l’esser nati a Firenze o in uno sperduto e povero paesino delle zone più depresse del Paese.Il ministro dell’interno Salvini spinge ed incoraggia questa deriva analfabeta, fascista e disumana  quando di fronte a questa tragedia non spende un alito di dispiacere, di commozione ma anzi la cavalca per raccattare consensi , come un povero razzola nei cassonetti, nell’immondizia dei sentimenti più bassi.La vita degli altri usata come il bastone con cui si mescola il pattume per i maiali.Per questo, per tutto questo, le arti, gli artisti, arroganti detentori del sapere, del potere della parola e della bellezza hanno la grave responsabilità di partecipare. Di dipanare e raccontare  il gomitolo che va da Dante, ai Fratelli Cervi, alla tragedia di San Ferdinando.

Restare muti, indifferenti, distaccati, è oggi la più grave delle colpe e fa di voi il nemico numero uno della cultura, delle arti e del proprio Paese che dalle arti, dalla bellezza  crebbe e fu quel Paese che in molti sognarono, non certo quello di oggi.