Il declino è solo in certe scuole?

Ho scritto anche di recente  alcune mie personali considerazioni sullo stato delle scuole di musica nell’aera metropolitana di Firenze. Cerco adesso di approfondire un po. Le scuole sono tante,forse troppe(?) gli allievi talvolta non abbastanza e spesso  non abbastanza motivati. Molte scuole sono in sofferenza quindi. Molte di queste scuole le conosco molto bene altre meno, altre ancora per niente per cui “sparerò” nel mucchio cercando di fare una media  e forse qualcuno potrà sentirsi offeso ma la mia intenzione è dare uno spunto di riflessione a chi lo voglia raccogliere, non certo offendere qualcuno.

Dunque, penso che alcune scuole abbiano una pessima dirigenza,spesso incompetente a livelli imbarazzanti, altre insegnanti discutibili, altre un tipo di offerta di basso profilo, altre una offerta confusa, altre ambienti e/o attrezzature troppo obsolete, alcune hanno un mix di queste pecche, altre le hanno tutte. Basterebbe sostituire una dirigenza o riverniciare i muri e comperare qualche pianoforte nuovo? Uhm vediamo ma temo di no.

Perchè c’è questa situazione? Ed ecco che vado ad analizzare cosa è accaduto dal 1981 anno in cui con altri amici aprii il Laboratorio Musicale Periferico, al tempo se non ricordo male, le scuole in città era due o tre.

Studiavo jazz e qual’era la situazione o meglio il mio ricordo , la mia percezione di questa? La maggior parte degli allievi era perfettamente cosciente che iniziare un percorso voleva dire studiare e a seconda del livello che ti eri prefisso, lo studio poteva essere gran parte della tua giornata. Alcuni dei miei allievi di allora sono oggi grandi professionisti, io ho vi misi molta passione ma lo studio ed il talento era il loro.

Il lavoro vero, nei clubs richiedeva un livello tecnico abbastanza alto e fare un disco era una cosa molto difficile perchè impegnativa e costosa.

Nei primi anni ottanta suonai col mio quartetto al Salt Peanuts di Firenze e nello stesso mese, in cartellone c’era il quartetto di Chet Baker, Tiziana Ghoglioni, Pietro Tonolo, Barry Altshul ed altri pezzi da 90, questa era l’aria che tirava…

Oggi molte scuole si sono tristemente adeguate alla qualità media della società, dell’iscritto che è credetemi molto abbassata nell’impegno profuso, nella coscienza di ciò in cui ci siamo imbarcati e delle illusioni che ci stiamo facendo. Le aspirazioni invece sono paradossalmente cresciute,talvolta a dismisura, si vuole subito un microfono buono e i processori vocali, o uno strumento professionale,si vuole subito un palco ed un pubblico, si vuole fare subito un CD e possibilmente finire in TV. Ne consegue che oggi sui palchi si va dalla buona performance al fare pena.La scuola oggi non ha il coraggio, non ha la forza di dire “Guarda che questo strumento non fa per te,la musica non fa per te, lascia perdere” Eh no perchè quello è un “cliente” e quel cliente si trasforma spesso in un vero affare a basso costo per chi organizza musica dal vivo.

Ma io non faccio il fornaio, ma anche il fornaio il pane deve farlo bene…, io formo delle persone, posso contribuire a formare la loro mente, posso formarle addirittura come esseri umani attraverso la musica. Posso farne una bella persona, o una brutta persona, Uno cosciente o un illuso. Un artista o un saputello arrogante e vuoto. Come scuola e come insegnanti abbiamo quindi una responsabilità esagerata, talvolta però sconosciuta all’insegnante stesso.Ecco perchè va trovata la forza di dire la verità alle persone.

Su questo si è anche inserita una crisi economica, sociale, etica e culturale mai vista prima, un qualcosa che ci fa, forse giustamente pensare, ad un declino della nostra società.

Ma perchè certi insegnanti, certi allievi, perchè son così?

In un contesto (Un Paese intendo)economicamente in crisi, si insinueranno in maniera lenta e subdola stili di vita e comportamenti sbagliati, scorretti, che poi diventeranno cronici, strutturali ed infine culturali. La scuola che ha pochi iscritti abbasserà il livello, inizierà a proporre cose discutibili (Quì si suona subito…) a vendere lucciole per lanterne insomma, e poi il musicista al quale è crollato il lavoro in studio o nei live proverà ad insegnare ma magari non sa farlo o peggio non ha passione nel veder crescere un allievo. Infine c’è l’allievo, spesso visto solo come il “cliente” lui vuole appunto studiare poco e veloce perchè in quattro e quattrotto vuole essere “famoso”, non bravo, famoso…

In questa tragedia ci voglio infilare anche i diplomi di jazz in biennio. Ammesso abbia un senso insegnare certe cose (ma qui si aprirebbe una discussione infinita, perchè in fondo anche insegnare jazz potrebbe essere discutibile…) io per capire Monk ad esempio, ci ho messo molti anni di lavoro, di studio, lo step successivo, suonarlo, mi ha preso altri anni, molti. Per cui certe cose forse hanno un senso, altre sono talvolta solo un “postificio” posti nei quali si rifugia  (a buon diritto per carità, tutti dobbiamo mangiare) chi vede crollare il suo mestiere di concertista e/o turnista e li trova uno stipendio garantito, una vecchiaia sicura.

Io temo che la soluzione non ci sia, benchè tra tutti i personaggi che ho coinvolto in questa mio superficiale approfondimento, credetemi c’è un sacco di brava gente e un sacco di gente competente o studiosa. Il fatto è che le scuole, gli insegnanti e gli allievi vengono dalla società, dal mondo civile, vi crescono, vi si istruiscono, vi si formano. Ma la società com’è oggi? Corrotta, stanca, delusa, ingiusta, non abbastanza meritocratica, iniqua, piena di illusioni, impitosa, indifferente etc etc.

Una mia cara amica cinese, insegnante di pianoforte classico ad Hong Kong pochi anni fa si iscrisse ad una master class per piano classico in una scuola fiorentina, una scuola  molto nota(…). Rimase sconvolta dal fatto che lei stessa era molto più brava dell’insegnante.Parliamo di una Master class non di un corso qualsiasi…Così a volte si fanno le cose, male, con leggerezza. La nostra società attuale per me è molte di queste cose ed altre ancora, ecco perchè personalmente sono pessimista pensate un po anche sul futuro delle scuole di musica.Non credo basti risistemare la tinteggiatura della scuola , cambiare qualche insegnante o cose simili, temo sia una questione globale, di società tutta. Il ripristinare regole nuove, l’abitudine a dire le cose come stanno, a fare una cosa se davvero ci crediamo, all’onesta verso se stessi prima di tutto.Un cambiamento della società è cosa difficilissima, può richiedere generazioni ma senza dubbio bisogna volerlo, desiderarlo e in vece troppa gente si trova bene nella fluidità della melma, ci sguazza.Ma temo sia l’unica via d’uscita, non è sufficiente essere ottimi e motivati insegnanti in un’ottima scuola se poi mi arrivano a lezione persone con la mente distorta nei pesi e nelle misure.

Per intanto, per non stare fermi ad aspettare la morte, penso, come ho già scritto sui social giorni fa, che le scuole, potrebbero intanto iniziare a parlarsi, confrontarsi,fare squadra, associarsi e lavorare in uno spirito comune.

 

Questo il mio pensiero, nel bene e nel male e con i dovuti errori, umanamente inevitabili.

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