Panta rei

E’ vero, tutto passa. Apprendo solo ieri della morte ad Amsterdam nel 2012 di Sean Bergin, musicista bianco sudafricano classe 1948. Sean era nato a Durban e da quella terra aveva preso gran parte della sua ispirazione studiandone a fondo le tradizioni della musica popolare dei neri e condividendone le lotte razziali ma poi la sua patria era stato il mondo, vivendo e suonando soprattutto in Italia e nord Europa.

Era un saxofonista ma in realtà faceva parte di quelle persone toccate dal fato per le quali ogni strumento è buono per far musica, un genio direbbero molti oggi.

Faceva parte della generazione degli Han Bennink, dei Peter Brotzman, dei Tomasz Stanko etc.

Fu una generazione di musicisti straordinari di avanguardia difficilmente incasellabili perchè avevano un’idea di musica globale, in parte come Don Cherry, Joe Zawinul. A Firenze veniva spesso, io ero studentello di musica e lo ricordo sempre circondato da amici, suonavano musica tosta e suonavano dovunque, dal jazz club alla pensilina della stazione centrale, spesso dopo aver fulminato alcuni litri di alcol , eppure la loro musica era oltre, provocatoria, dissacratoria, dolce, amara, feroce, rappresentava perfettamente il malessere di certe generazioni.

Con rammarico mi rendo conto riascoltando quel poco che è rimasto in rete, che a quel tempo non capii a fondo la grandezza e la bellezza di quel messaggio e di quelle persone, anche se ascoltarli era un trip, molto molto forte credetemi.

Una cosa accomunò quel giro di musicisti, un’ideale di uguaglianza per tutti i popoli una uguaglianza di opportunità e di condizioni sociali. Non lo so se era ragionevole, se fosse giusta come visione ma so che ci rappresentava, noi e la nostra rabbia e so che quella visione permeava ogni nota che facevano.

Oggi mi guardo indietro e sento che quel tipo di persone, quel mondo mi manca molto, c’era una purezza rara in quelle persone, una capacità di fare comunità oggi sconosciuta.

Allora come oggi era difficile essere davvero così fino in fondo, anche allora come oggi eri visto come uno strano, uno fuori ma io so che queste persone ci aprirono un mondo, ci spianarono una strada.

La cosa per la quale sono fortemente debitore nei loro confronti è l’aver imparato la vera funzione delle arti, unire le persone, farle “crescere” renderle consapevoli di ciò che le circonda ed agire, si se vogliamo cambiare in meglio il mondo dobbiamo agire, loro alla loro maniera lo fecero.

Oggi è tutto show e poca sostanza, chi ha idee contro corrente spesso ha timore di metterle sul tavolo ma è necessario farlo.

 

Citando un altro gigante, Lester Bowie “Le arti hanno il compito primario di migliorare il livello di vita delle persone, di tutte le persone”

 

Io la vedo come Lester e cerco di portare avanti l’atteggiamento dei Sean Bergin, se non raccogliessi quella rara eredità queste persone avrebbero seminato inutilmente e lo troverei tremendo.

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