Don Chisciotte

La mia oramai pluridecennale frequentazione con la musica mi ha inevitabilmente raccontato delle cose, lasciato delle cicatrici ma poche certezze e forse è proprio l’incertezza la dominante (per dirla in musica..) della nostra epoca. Ho sempre ammirato e cercato di imitare quelle persone che si esponevano per se ma anche per gli altri, per migliorare le condizioni di tutti o cercare disperatamente di farlo.

Chi lo ha fatto, chi lo fa, sa bene che questo ha quasi sempre delle conseguenze.

Ma a che serve leggere i libri e le poesie di questi poeti maledetti, di questi Don Chisciotte della Mancia se poi non si ha la folle tentazione di imitarli.

Ho sempre letto poco e spesso solo libri di musica ma ricordo alcune cose che mi impressionarono come la Luna e i falò di Pavese, alcune pagine di Se questo è un uomo di Levi e addirittura La vera storia di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux di Zucconi, che lessi tutto d’un fiato.

Il cinema mi è sempre rimasto più facile da consumare, meno faticoso ed è li che ho dato fondo alla mia sete di storie e persone contro corrente, di visionari di eroi in qualche maniera e la lista sarebbe lunghissima.

In musica, il mio istinto mi ha sempre portato alla ricerca di musica e personaggi “scomodi” e anche qui evito una lista che sarebbe infinita.

Ma oggi tirando le somme, vedo da cosa viene ciò che sono, nel bene e nel male ed il mio male di vivere in questa società è chiamato ad emergere e vedo che certe letture e certi ascolti non hanno fatto altro che aumentarne la consapevolezza, è proprio difficile vivere.

Ciò nonostante, come Don Chisciotte continui una guerriglia fatta di molte sconfitte e pochi, piccoli momenti di gioia.

I Don Chisciotte però non sono pazzi, sono isolati nella percezione dell’insondabile, di un viaggio che non capiscono a cosa serva, la vita.

In questi anni questa percezione si è fatta giornaliera a scandire anzi ogni secondo della giornata, pian piano tutte le visioni son scomparse e all’orizzonte vedi una pianura senza fine e allora ti chiedi se andare ed in quale direzione.

Basterebbe poco per raccogliere meno sconfitte, per raccogliere qualche attimo in più di gioia, basterebbe avere la percezione di non essere isolati, di non essere cosa strana e rara nel tuo male di vivere.

Nella musica accade la stessa cosa dal momento che alcuni musicisti non lo sanno ma son persone anche loro, come tutti gli altri.

Ed è così che ognuno è infervorato nel suo esclusivo piccolo orizzonte dal quale trarre almeno un minimo riconoscimento da qualcuno da qualcosa, esistere in fine.Mancando così il cuore dell’arte del farla davvero l’arte, il miglioramento delle condizioni di vita delle persone, tutte, l’accrescimento delle coscienze e forse la conferma, in fondo al viaggio della totale inutilità della vita.

Fino ad ora ho cercato di scavare profondo ma figuriamoci se oggi è possibile farlo davvero, fuori tra gli altri, tutto è consumato in fretta, senza consapevolezza senza gioia, senza dolore.

Questa bulimia del nulla annichilisce i sensi, ti porta a spasso per tutta la vita e ti fa false promesse, poi ti ritrovi al capolinea che ti par di riconoscere ed infatti è il punto dal quale sei partito, molto tempo fa. Ci sei tornato, vuoto, come quando partisti.

Per questo spero che almeno chi ha la pretesa e la follia di maneggiare le arti e la propria vita, intuisca in un momento di follia l’inevitabilità del cercare altro da se stessi, dopo se stessi.

Il nichilismo, il vouyerismo, il materialismo, l’auto celebrazione  potranno altrimenti devastarvi anche il sogno più innocente, più legittimo.

 

Cercare la bellezza negli altri e nelle cose che riteniamo banali, questa dovrebbe essere  per me l’unica folle e forse impossibile meta della nostra epoca.

Se non dovesse funzionare saremo stati almeno dei visionari, dei Don Chisciotte.

 

 

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