Gli ingredienti dell’arte

Potremmo fare una lista lunghissima di personaggi che nelle arti hanno segnato la storia, musica, letteratura, cinema, teatro, pittura…dappertutto possiamo rintracciare eccellenze creative.

Limitandomi alla musica che frequento più del resto, dico che non dovremmo parlare di ingredienti al plurale ma di ingrediente, uno solo.

Thelonious Monk, Charlie Mingus, Lester Bowie, Charlie Parker, Sun Ra,John Coltrane, Billie Holiday e molti altri jazzisti ma anche Ray Charles, Amy Winehouse, Jeff Bukley e molti altri.

Tutte queste persone erano molto creative, agitate, instabili, insicure, inaffidabili, spesso tristi.

Il fatto è che per poter dire qualcosa che scuota la vita, che la metta in discussione, serve un ingrediente base: l’introspezione. Quella vera, quella feroce, guardare la nostra vita senza farci sconti.

Purtroppo facendolo emergono quasi sempre motivi di malessere, disagio, male di vivere spesso.

E’ quello che molti pensano essere uno stereotipo, in realtà è quello che ogni giorno vive chi si rapporta al suo intimo in maniera sincera, quello che di solito fa chi ha veramente a che fare con le arti umane.

Il percorso di queste vite è quasi sempre segnato alla stessa maniera e la paga sono pochi minuti al giorno di gioia.

Una volta, il grande musicista Muhal Richard Abrams disse “Prima mi drogavo e passavo la vita vagabondando per New York, poi Joseph Jarman mi fece conoscere e frequentare un giro di artisti creativi Chicagoani (AACM), qualche volta fui anche felice…”

Non è un luogo comune, la creatività, quella sincera, quella vera, per essere manifestata ti ruba la vita, non c’è niente da fare è così.La condizione di una certa “sofferenza” è l’ingrediente senza il quale non c’è arte possibile.

Per questo va riscoperto il guardarsi dentro, lo scavare per poi cercare di raccontarsi all’esterno. Non so se serve a qualcuno o a qualcosa ma di certo è l’ingrediente base.

Il musicista incravattato, benestante, ben inserito in società, piaccia o meno, non farà mai arte,sarà piuttosto un intrattenitore.

Le scuole di formazione quindi ben vengano a fornire gli “strumenti” tecnici per esprimersi ma la sostanza, se c’è esce e viene da dentro.

Usiamo quindi con più parsimonia il termine artista perchè c’è un mondo dietro a questa breve ed abusata parola.

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