Io si, me lo ricordo bene Momar

Ricordo di una specie di intervista di qualche anno fa fatta ad un Senegalese, sapete quelle che cammini per strada, fermi la gente e chiedi al volo una opinione.
Era il 2011 e in Piazza Dalmazia a Firenze erano appena stati assassinati Samb Modou e Mor Diop, un terzo di cui non ricordo il nome, credo che dopo un percorso lungo e doloroso sia rimasto in carrozzella.

Questi ragazzi erano parte di una comunità di Senegalesi che come tradizione hanno il commerciare, non chiedono elemosina, cercano sempre di lavorare, se ci parlate vi spiegano che è una questione di tradizioni e dignità insieme.

Avevano mogli e figli in Senegal Samb e Mor, gente alla quale riuscivano a mandare soldi ma non tutti i mesi.

Io con Momar T (ometto il cognome volutamente) un Senegalese di 40 anni bello e molto alto, ci ho suonate per parecchi mesi.

Viveva a Carrara e ogni volta che dovevamo suonare nella mia zona, io gli facevo il biglietto in rete e glielo giravo, 7 (sette) euro che lui non aveva quasi mai.

Finito il concerto l’ho diverse volte accompagnato in stazione verso le 2.00 della mattina, dormiva su una panchina per poi prendere il primo treno delle 5.00 ed essere a Carrara verso le 6.00, faceva i mercati.

La moglie lo chiamava spesso, anche durante i concerti (ah ah ah) lui mi diceva “Stefano, non mi da pace, un po aspetta i soldi ma un po è gelosa ma tu lo sai, la mia religione mi impone di essere fedele! E io mi limito a osservare ma non andare mai oltre.

Tornò in Senegal dopo il tentativo fallito di svoltare quì in Italia.

Era Musulmano osservante Momar, era una bellissima persona, ogni tanto ci penso e mi chiedo dove sia, cosa faccia e un pò di magone mi viene, perchè ti senti un pò nella stessa barca come essere umano.

Ma torniamo al Senegalese dell’intervista, il giornalista gli chiese una opinione sugli omicidi di Samb e Mor e lui disse piangendo ” Noi giriamo tutto il giorno sotto il sole carichi di accendini e fazzoletti che sappiamo nessuno vuole, io passo da quì (Via Roma) e vedo queste vetrine con i prezzi della alta moda e penso che noi Africani invece abbiamo fame. Noi Africani abbiamo lavorato 400 anni senza mai prendere soldi.
Da quando sono nato, non mi sono mai sentito libero…”

Perciò quando le incrociate queste figure, ricordatevi che son persone come voi, hanno caldo, hanno sete, hanno fame, hanno bisogno di lavorare e hanno pure diritto ogni tanto a farsi girare i coglioni, esattamente come voi…

Ed ho un sogno nel cassetto,mi piacerebbe che qualche cazzo ritto che pontifica sui migranti che vengono a rubà il lavoro, si sentisse di merda, almeno per 5 minuti al giorno.

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