Quel che sembra è?

Sino da quand’ero pischello, ascolto Kenny Wheeler che ho sempre trovato gigantesco creativamente, era un jazz mitteleuropeo il suo, un modo di stare sul tempo per me davvero particolare e affascinante. Ancora oggi lo ascolto e penso che nessuno suoni come lui e nessuno scriva come lui, un gigante.

Poi molti anni dopo arriva il web e vedo il documentario della BBC che ci mostra un omino apparentemente triste, dimesso, schivo.

Se non sapessi chi è penserei si trattasse di un modesto impiegato delle Poste inglesi, un cinquantenne scapolo o meglio pinzo, come si dice in Toscana. Con quei pantaloni stirati male, le giacche tristi e il cappotto che gli pende addosso come un fico secco sul ramo.

Te lo immagini la sera, rientrare a casa e c’è solo il gatto che l’aspetta, entra, il felino subito tra le gambe affamato miagola, alza la coda.

Con gesti lenti, usuali appende il cappotto, accende la tv, gli fa compagnia, e mette dell’acqua sul fuoco per cucinare chissà quale scialba schifezza, il tutto in pantofole.

Dopo la triste e solitaria cena, si siede sul vecchio divano che ha il segno del culo e osserva disilluso lo scorrere delle immagini sul vecchio televisore, sopra un centrino ingiallito e un vaso con fiori di plastica.

Mezz’ora dopo dorme con la testa piegata, un filo di bava e il gatto che gli massaggia le cosce col classico tremore delle fusa.

 

Invece no, col cazzo!

E’ Kenny Wheeler, un mito, un mito vero, uno che ha scritto musica immortale ma così va in giro, se ne fotte.

E’ così che sono cresciuti quelli della mia generazione, con gente tosta, gente che alzava la testa e la schiena, gente che aveva il coraggio di scrivere quello che aveva avuto il coraggio di pensare.

I vestiti erano i panni, non c’era maschera, sul palco della musica e della vita, solo scene vere, rischiose a volte bene altre volte male, la vita in sostanza.

 

Ora è tutta plastica, persino il cibo, la fica e la cultura sono in rete e pare figo, democratico. Tutto alla portata di tutti “Venghino siori venghino”

 

In realtà è un mare di merda e per giunta finta, dal momento che non puzza nemmeno. Anche la merda vi hanno fottuto.

 

E quindi?

E quindi quando vedo gente che non vale una beneamata minchia che sale sui palchi preoccupata più del look che della musica, m’incazzo.

Poi attaccano a suonare e pensi che non è l’abito che fa il monaco…appunto.

Imparare ad essere non a sembrare, questo è l’esempio dei Kenny.

 

 

 

Io si, me lo ricordo bene Momar

Ricordo di una specie di intervista di qualche anno fa fatta ad un Senegalese, sapete quelle che cammini per strada, fermi la gente e chiedi al volo una opinione.
Era il 2011 e in Piazza Dalmazia a Firenze erano appena stati assassinati Samb Modou e Mor Diop, un terzo di cui non ricordo il nome, credo che dopo un percorso lungo e doloroso sia rimasto in carrozzella.

Questi ragazzi erano parte di una comunità di Senegalesi che come tradizione hanno il commerciare, non chiedono elemosina, cercano sempre di lavorare, se ci parlate vi spiegano che è una questione di tradizioni e dignità insieme.

Avevano mogli e figli in Senegal Samb e Mor, gente alla quale riuscivano a mandare soldi ma non tutti i mesi.

Io con Momar T (ometto il cognome volutamente) un Senegalese di 40 anni bello e molto alto, ci ho suonate per parecchi mesi.

Viveva a Carrara e ogni volta che dovevamo suonare nella mia zona, io gli facevo il biglietto in rete e glielo giravo, 7 (sette) euro che lui non aveva quasi mai.

Finito il concerto l’ho diverse volte accompagnato in stazione verso le 2.00 della mattina, dormiva su una panchina per poi prendere il primo treno delle 5.00 ed essere a Carrara verso le 6.00, faceva i mercati.

La moglie lo chiamava spesso, anche durante i concerti (ah ah ah) lui mi diceva “Stefano, non mi da pace, un po aspetta i soldi ma un po è gelosa ma tu lo sai, la mia religione mi impone di essere fedele! E io mi limito a osservare ma non andare mai oltre.

Tornò in Senegal dopo il tentativo fallito di svoltare quì in Italia.

Era Musulmano osservante Momar, era una bellissima persona, ogni tanto ci penso e mi chiedo dove sia, cosa faccia e un pò di magone mi viene, perchè ti senti un pò nella stessa barca come essere umano.

Ma torniamo al Senegalese dell’intervista, il giornalista gli chiese una opinione sugli omicidi di Samb e Mor e lui disse piangendo ” Noi giriamo tutto il giorno sotto il sole carichi di accendini e fazzoletti che sappiamo nessuno vuole, io passo da quì (Via Roma) e vedo queste vetrine con i prezzi della alta moda e penso che noi Africani invece abbiamo fame. Noi Africani abbiamo lavorato 400 anni senza mai prendere soldi.
Da quando sono nato, non mi sono mai sentito libero…”

Perciò quando le incrociate queste figure, ricordatevi che son persone come voi, hanno caldo, hanno sete, hanno fame, hanno bisogno di lavorare e hanno pure diritto ogni tanto a farsi girare i coglioni, esattamente come voi…

Ed ho un sogno nel cassetto,mi piacerebbe che qualche cazzo ritto che pontifica sui migranti che vengono a rubà il lavoro, si sentisse di merda, almeno per 5 minuti al giorno.