Propositi

Siamo al 31 Dicembre 2014, sono contento sia finito (almeno sul calendario…) un anno che definirei in una parola, tragico. Direi che a livello planetario abbiamo dato il peggio ma mai dire mai visto che al peggio non c’è mai fine. Non entro in questioni economiche che sono sotto gli occhi di tutti ma vorrei fare due semplici riflessioncine sulla situazione culturale e sociale del nostro beneamato Paese.

Oramai gran parte degli italiani è ricoperta di musica proveniente dalle più svariate diavolerie tecnologiche, convinti che queste siano il fine e non il mezzo. Sui vari social ci sono musica e video musicali a go go.

Il problema sta però nella qualità, spessissimo di infimo livello, un pò come la musica nei supermercati o dal dentista.

Però si sprecano i commenti esilaranti anche al peggiore dei rutti travestiti da musica, wow, siete grandi, stupendi, peccato per chi non c’era, irripetibile e via e via.

A questo pantano si aggiunge il condimento oramai evidentemente epidemico di gruppi con nomi e mise che nemmeno il peggio degli imbecilli anni fa avrebbe azzardato.

Insomma, c’è di tutto fuorchè la musica degna di questo nome ma si sa, oramai basta ti metti un cappellino, un nome cretino, possibilmente criptico e strimpelli re minore sol settima e do settima più e hai belle che confezionato un bel giro…

E allora? E allora il problema è il pubblico, ridotto spesso ad una esercito di capre ululanti e ignoranti che accorrono soprattutto se c’è odore di alcol e bum bum, se poi c’è il “nemo” di grido siamo già garantiti che la serata butterà bene.

Non c’è conoscenza, non c’è cultura e non c’è nemmeno voglia di farsela questa cultura in buona parte del pubblico.

E’ quindi un cane che si morde quello che gli è rimasto della coda, le istituzioni non investono in formazione culturale, i locali sono gestiti da imprenditori e quindi cercano il fatturato ad ogni costo, il pubblico non sa una sega e il musicista si fa chiamare subito “artista” anche se storpia a malapena fra martino campanaro, così stanno le cose, se poi vogliamo raccontarci un’altra storia…

Ergo, l’urgenza delle urgenze (rimanendo nel mio ambito s’intende) è la scuola di qualità,non quella per la quale sei diplomato (ora anche in jazz…argh!) se esegui a pappagallo il programma ministeriale, non quella ma la scuola che ti fa anche capire che forse fare il fornaio ti viene meglio e studiare uno strumento non è obbligatorio, così come strimpellare non farà di te un “artista”.

Questo tipo di scuola, quella buona, andrebbe estesa a tutti perchè magari ti farebbe capire che fare il musicista non fa per te ma ridurrebbe drasticamente il numero dei decerebrati a giro, sia sul palco che soprattutto tra il pubblico.

 

 

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