OurRoots

Ed ecco uscito il mio CD in trio “Our roots”, 8 tracce che riguardano le mie, le nostre radici. Un Cd “Concept” che parla di fatti e persone che fanno parte della nostra vita “comune”,L’olocausto, Lea Garofalo, Luigi Tenco, Isio Saba ed Enzo Iannacci (Zionesio) e ancora, Giuseppi Logan etc…

Non è un Cd di jazz escluse due tracce che vanno alle radici del jazz è un lavoro che guarda alla musica popolare, il tango, la ballata, il valzer, il klezmer, le nostre radici Mediterranee, Latine, appunto.

Un lavoro che penso sia godibile per tutti non solo agli appassionati.

Un lavoro fatto col cuore per cercare di arrivare al cuore e registrato d’un fiato in sole 4 ore allo studio SuonamiDiTe in un clima davvero bello creato dall’amico e produttore “visionario”  Paolo Rasenti.

I musicisti di questo lavoro a parte io, sono Alessandro Geri, un carissimo amico, quasi un fratello oltre che un bravo contrabbassista e il bravo Giovanni Favuzza, chitarrista emergente.

Vorrei ringraziare, Paolo Rasenti per la produzione e il mixaggio, Mario Costanzi per la disponibilità tecnica e umana  Giusi Salis e Maria Paola Falqui per le belle foto di copertina della Sardegna Logudorese e infine  i ragazzi del Next Emerson che ci hanno concesso da sempre i locali per le nostre prove a titolo gratuito.

OurRoots

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Darsi da fare, imprendere…

Lo sento dire sempre più spesso ” I giovani non dovrebbero aspettare le soluzioni dall’alto, dovrebbero rischiare, imprendere”

Che figata, che frase “moderna”, a effetto! Io non credo però che la maggior parte dei giovani si aspetti nulla “dall’alto” ancor meno da questa sottospecie di classe politica dedita solo al malaffare e al tornaconto esclusivamente personale. I giovani son molto più avanti e più svegli di quanto creda la classe politica attuale.

Nel mio ambiente ad esempio, siamo come tutti i liberi professionisti, abituati ad alzarsi la mattina e provare a correre più veloce del leone (Come la gazzella fa appunto con il leone) solo che da un pezzo siamo stanchi, fiaccati, demoralizzati e il correre è diventato una regola giornaliera, non per raggiungere chissà quali vette ma semplicemente per sopravvivere e non sempre ci riesce.

 

Ricordo con amarezza e tenerezza di quando leggevo che miti come Pharoah Sanders o Giuseppi Logan e altri, arrivati a New York , anni 60, per sopravvivere facevano i lavapiatti, dormivano nelle scale dei condomini e spesso impegnavano il loro strumento per mangiare. Pensavo fosse roba alle spalle e invece ci tocca rivivere condizioni simili, con la differenza che loro forse avevano un futuro, un obbiettivo ma noi non abbiamo nemmeno quello visto che con la Cultura “non si mangia”.

E mentre noi arranchiamo per poter continuare a fare ciò che amiamo ma che rappresenta anche l’unica ricchezza rimasta al nostro pianeta (la cultura) vedo super manager e politicanti de noantri, grogiolarsi tra mega stipendi e donnine da rivista di paese.

Purtroppo mi tocca dire che fa bene ad andarsene che ha vent’anni, non si può rimanere in un paese che ti umilia continuamente.

L’artista è esattamente come chiunque altro, mangia, accende la luce, apre l’acqua, va al cesso e fa la spesa, davvero, proprio come tutti gli altri, ne consegue che anche l’artista va pagato, proprio come chiunque dia qualcosa e si aspetti di mangiare a pranzo e cena.

Infine abbiamo l’opulenza, l’arroganza di un vaticano dedito anch’esso ai giochi interni di potere che usando da duemila anni quel poveruomo di Gesù ne ha combinate e ne combina di tutti i colori fuorchè di quelle buone.

 

E quindi ci resta solo un pentagramma (mentale, perchè anche la carta pentagrammata inizia ad essere un lusso) un lapis e una gomma per provare a stordirsi con la nostra amata musica, per non guardare più l’orrore che ci circonda.

 

Ma mi suonano alla porta, apro e il postino mi riporta alla realtà, facendo atterrare la mia “astronave mentale”, è una busta verde e c’è da firmare, Equitalia? Po esse.

 

Anche per oggi non si vola.